25 feb. – Sabato sera a Budrio una donna di 30 anni è stata uccisa dal marito con una coltellata al cuore, durante un litigio, nella cucina di casa e alla presenza dei figli di 16 mesi e 3 anni. Jamila Assafa e suo marito Abderrahim Qablaoui, di 53 anni, entrambi di origine marocchina, erano sotto sfratto e fra pochi giorni avrebbero dovuto lasciare l’appartamento in cui abitavano. Lei aveva da poco perso il lavoro e lui ne aveva di saltuari. Da tempo non riuscivano a pagare l’affitto e si erano rivolti al Comune per cercare una soluzione, “come hanno fatto decine di famiglie da quando sono sindaco”, spiega Giulio Pierini, primo cittadino di Budrio da maggio 2012. Altre volte i carabinieri erano intervenuti per fermare aggressioni del marito alla moglie, sentite dai vicini di casa. Questa volta è stato lui stesso a presentarsi in caserma, qualche ora dopo l’omicidio. Aveva girato in auto sotto la neve coi bambini, poi li ha lasciati da una sorella ed è andato a costituirsi dicendo di aver fatto una terribile sciocchezza.
Voleva lavorare, ma lui la ostacolava, racconta la vicesindaco Luisa Cicognani. La signora si era rivolta ai servizi sociali a fine 2011, poco dopo la nascita dell’ultimo figlio, quando si era trasferita a Budrio per stare vicina al marito, che già abitava nella zona con un’altra moglie. La prima volta la signora Jamila ha chiesto aiuto al Comune per pagare una bolletta.
Ascolta la vicesindaco Cicognaniluisa cicognani sito_130225
Ieri sera a Budrio c’è stata una manifestazione cittadina, voluta dalla consulta delle associazioni e dalla consulta delle donne, per dire basta ai femminicidi. “La comunità è attonita e sgomenta”, dice il sindaco Pierini, che racconta come ci fosse “una rete di solidarietà” attorno alla donna uccisa “rispetto alle difficoltà materiali che soprattuto Jamila e i suoi figli avevano”.
A lui abbiamo chiesto cosa non abbia funzionato in questa rete di solidarietà.
Ascolta il sindaco Pierinigiulio pierini sito_130225
“La gravità della situazione è stata sottovalutata“, dice Angela Romanin della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, che denuncia: “Nella nostra legislazione mancano i mezzi per fermare gli aggressori”.
Ascolta Romaninangela romanin sito_130201

