La prima volta che abbiamo conosciuto Dario Brunori è stato nel 2011, quando insieme a Oratio ha suonato qualche canzone per noi. Nel dicembre dello stesso anno la Brunori Sas è tornata a Maps, questa volta insieme a Maria Antonietta, per parlare del secondo album, Poveri cristi. Dall’ultima volta, però, sono passati quasi due anni e sentivamo un po’ la mancanza del musicista calabrese. L’occasione per la sua quarta ospitata a Maps è stata l’uscita del Volume 3 della Sas, cioè Il cammino di Santiago in taxi, un disco che parla di Brunori ora e non è un caso che ci sia lui stesso in copertina in una foto di oggi, che lo mostra anche un po’ perplesso.
“L’immagine del titolo è una specie di riflessione sulla superficialità delle cose, dalla quale, però, non mi assolvo”, ci ha raccontato Dario, da solo con la sua chitarra. “Una superficialità che, diciamolo, appartiene anche alle canzoni“. Nel discorso che potete ascoltare qua sotto sono anche venuti fuori i modi di comunicare dei social network e anche la questione della lentezza, “che forse solo i romanzi o i saggi mantengono, sia dal punto di vista di chi li scrive che di chi li legge”.
Come spesso accade con Dario, la conversazione è piacevole e varia, salta da un riferimento a un altro, toccando anche il cinema. Abbiamo infatti richiamato Le quattro volte, il bel film di Michelangelo Frammartino che ha ispirato uno dei brani del disco, suonato in acustico anche nello showcase fatto a Maps, parlando della vita e del tempo che passa, ma ci siamo anche diverititi a speculare sull’organizzazione della scaletta dell’album, sulle atmosfere che si susseguono traccia dopo traccia e sulla quantità di nomi famosi snocciolati nei testi, a partire da quel “Kurt Cobain” che ha dato il nome al primo singolo del disco.



