Bosnia: repressione ma il movimento non è morto. “Si chiama rabbia, fame”

sarajevo

Foto di Radio Sarajevo

20 feb. – In Bosnia la repressione contro le  manifestazioni che hanno portato migliaia di persone nelle piazze, partendo da Tuzla per poi arrivare ovunque, è durissima, ma non ha ucciso il movimento di rivolta.

“Il movimento si chiama rabbia, fame, non abbiamo niente da perdere“. Valentina Pellizzer, cittadina di Sarajevo, militante, ha raccontato ai nostri microfoni che sono coinvolti uomini e donne di tutte le età, di tutte le classi sociali, di tutte le provenienze. “Il nazionalismo è una arma utilizzata per mettere i poveri contro i poveri. La rivoluzione di Tuzla è partita da una classe lavoratrice in eterna cassa integrazione, che non ha da mangiare. La classe politica della Bosnia, nei vari Cantoni, guadagna 3 mila – 4 mila euro contro una media di una pensione o un salario di 280 euro. Se la gente prova a protestare perde il lavoro. Abbiamo 14 parlamenti, un distretto e 10 Cantoni. La furia popolare è scoppiata contro i Cantoni che sono delle sanguisughe. I politici in Bosnia si comportano come una classe feudale.” Valentina è executive directress di Foundation OneWorld Platform for Southeast Europe.

“Chi siamo? serbi, croati, bosniacchi? No, solo affamati”. E’ uno degli slogan della rivolta, che dopo vent’anni di ibernazione (la guerra finì con la pace di Dayton nel 1994-1995) dà fiato ai desideri dei cittadini. La struttura creata proprio dal dopoguerra è complicatissima: una repubblica federale che contiene altre due macro entità: la repubblica Srpska, entità serba, e la federazione della Bosnia Erzegovina, a sua volta divisa in 10 Cantoni, struttura intermedia contro cui si sono scatenati gli attacchi dei manifestanti.

“E’ un paese fatto di burocrazia e di divisioni amministrative pesantissime, c’è un apparato che succhia la maggior parte delle risorse economiche ed è frutto della guerra.” Ha spiegato ai nostri microfoni Ajna Galicic, bosniaca, da anni in Italia, che lavora per progetti di ong che puntano sullo sviluppo del turismo in Bosnia, paese dalla natura meravigliosa, ricco di boschi e di acque.

Federico Montanari, che insegna comunicazione e discorso politico all’università e si occupa di analisi dei conflitti, dopo aver ripercorso per tappe la storia della sanguinosa guerra costata la vita a più di 100.000 persone, ci ha presentato alcune delle realtà più attive dal basso in Bosnia (centro sociali e culturali), ricordando anche il gruppo rap Dubioza Kolektiv, ospite l’anno scorso della rassegna  bolognese Botanique.

Questa la trasmissione Angolo B, con gli interventi di Valentina Pellizzer da Sarajevo, Ajna Galicic e Federico Montanari. La conclusione è dedicata alla memoria di quei terribili anni 90.

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