Bonaccini smuove il Pd: serve un riformismo di popolo

31 mar – La minestra riscaldata sa di vecchio. Quello che ha preso il Pd in queste elezioni è piuttosto “un brodino caldo” secondo il segretario regionale Stefano Bonaccini. “Abbiamo rigirato la macchina, ora non si torna più indietro” aggiunge il numero uno dei Democratici, che oggi ha provato a tracciare una prima analisi del voto del 28 e 29 marzo. Non esulta il Pd ma nemmeno si demoralizza: rispetto alle regionali del 2005 il crollo è evidente, ragiona Bonaccini, ma il calo era già arrivato con le Europee. Rispetto all’anno scorso, quindi, il Pd ha tenuto e a Bologna – sostiene il segretario regionale  – i Democratici sono riusciti anche a guadagnare qualcosa, nonostante il caso Delbono. Chi riesce a mettere un segno positivo rispetto all’estate scorsa è la Lega Nord, ma l’impressione di Bonaccini è che in questo caso il Carroccio “abbia tolto volti al Pdl” e non al centrosinistra. Nell’analisi di Bonaccini non manca l’autocritica ad un partito che deve parlare di più con la gente, avere un’identità e un linguaggio più semplice. Detta attraverso uno slogan, serve un “riformismo di popolo”. Rimane il fattore Beppe Grillo e la sua lista, che in regione ha portato a casa il 7% dei voti. “Ora li sfidiamo sui programmi: no al nucleare, sì alla green economy. Sull’ambiente siamo molto vicini” osserva Bonaccini, che invita Giovanni Favia e i suoi a battere un colpo su temi come il lavoro e la casa. Infine un messaggio a Vasco Errani, che tra pochi giorni dovrà pensara ai nomi della nuova giunta. Da un lato aumentare il più possibile la percentuale di quote rosa, dall’altro puntare sul rinnovamento ed evitare la “riprosizione della stessa squadra”.

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