Regionali. Bonaccini resta a Roma: sarà il braccio destro di Renzi

Stefano Bonaccini

Bologna, 27 ago. – Dopo settimane di attesa Stefano Bonaccini, segretario del Partito Democratico emiliano romagnolo e responsabile Enti locali della segreteria di Matteo Renzi, dovrebbe ufficializzare oggi la propria decisione di non partecipare alle primarie del prossimo 28 settembre per la scelta del successore di Vasco Errani alla guida di Viale Aldo Moro. Bonaccini infatti sarebbe ad un passo dall’accettare, secondo indiscrezioni, l’offerta di Renzi di diventare a tutti gli effetti il suo braccio destro.

Il segretario del Pd emiliano, modenese, consigliere regionale uscente, ex segretario dei Ds di Modena, un passato da amministratore locale, è un profondo conoscitore della macchina organizzativa del partito. Una figura di cui Renzi ha bisogno: nella duplice veste di Presidente del Consiglio e di segretario del partito, il rottamatore rischia di perdere dei colpi. Soprattutto in un periodo, come i prossimi mesi, in cui entrerà nel vivo il dibattito sulle riforme. “Dobbiamo cambiare il Paese” ripete spesso Renzi, e senza un partito ben organizzato e compatto, non è possibile farlo. Per questo ha bisogno che a gestire il partito sia una persona di fiducia e che sappia che leve muovere: Bonaccini. Ex bersaniano durante il primo scontro tra Bersani e Renzi, Bonaccini dopo la mancata vittoria alle politiche del 2013 ha subito fiutato il cambiamento d’aria interno al suo partito. Ed è diventato renziano. E’ stato lui il coordinatore della campagna renziana alle primarie del 2013, quelle in cui si è imposto da trionfatore Renzi.

L’ex sindaco di Firenze ha subito voluto Bonaccini al suo fianco: lo ha chiamato a Roma, nella sede di largo Nazareno, e gli ha affidato la delega agli enti locali. E’ da quella posizione che Bonaccini, che nel frattempo ha continuato ad essere anche il segretario emiliano romagnolo, ha curato le amministrative di maggio, quelle che, insieme alle europee, hanno registrato il record di voti per il Pd. Il famoso 41%. Insomma, “squadra che vince non si cambia” deve aver pensato Renzi che nelle prossime settimane dovrà mettere mano alla segreteria del partito dopo che, con la salita a palazzo Chigi, 4 membri importanti sono stati cooptati nella squadra di governo. E’ in quell’occasione che potrebbe venire formalizzato l’incarico di Bonaccini, ritagliato su misura per lui. “Non sarà un segretario ombra” assicurano i bene informati, “ma sarà comunque lui a parlare per conto di Renzi quando il premier sarà impegnato”.

Con il venir meno di Bonaccini nella corsa alle primarie del 28 settembre, il concorrente da battere potrebbe essere Daniele Manca. Il sindaco di Imola, inizialmente sostenuto dal collega di Bologna Virginio Merola (che ieri ha tirato forti bordate all’indirizzo di Bonaccini), ha l’appoggio di molti sindaci delle grandi città della regione, viene dai Ds, è molto ben visto dalle parti di Legacoop e soprattutto nella torre di Unipol. Su di lui potrebbero convergere molte correnti interne al partito, dai bersaniani ad una parte dei renziani (Manca, come Bonaccini, nel 2012 sostenne Bersani e nel 2013 Renzi). Di certo però quella di Manca non è una candidatura capace di riunire tutto il partito, a differenza di come sarebbe stato con Bonaccini candidato. E’ proprio questa consapevolezza che nelle ultime settimane ha frenato il segretario regionale dallo scendere in campo.

Quello di Manca è un nome che divide” ha detto qualche giorno fa l’assessore regionale uscente al Lavoro, Patrizio Bianchi, in corsa alle primarie e sostenuto dai prodiani. Da ieri ha formalizzato la sua candidatura anche Palma Costi, ultima presidente dell’Assemblea legislativa regionale. Chiude, per ora (le candidature saranno aperte fino alle 12 dell’11 settembre quando scade il termine per la presentazione delle firme a sostegno), la lista dei candidati l’ex sindaco renziano di Forlì Roberto Balzani, sostenuto da una parte dei renziani, quelli più intransigenti nel chiedere “discontinuità con i 15 anni di Errani” e da una parte dei civatiani.

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