Primarie. Bonaccini prende ancora tempo e incassa l’unanimità sulle regole

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Bologna, 1 ago. – Stefano Bonaccini, almeno per un’altra settimana, rimarrà arbitro nella contesa tutta interna al Partito Democratico emiliano romagnolo su chi sarà il prossimo candidato alla presidenza della Regione. Al termine di una direzione regionale in via Rivani che registrava alcune importanti assenze, il segretario regionale e responsabile nazionale enti locali del Pd concede alcune battute ai cronisti confinati all’esterno della sala al numero 35 di via Rivani.

Per la seconda volta abbiamo avuto l’unanimità, quindi un partito assolutamente unito nel tracciare il percorso” per arrivare alle primarie di coalizione. Bonaccini, con il volto provato da settimane di peregrinazione per l’Italia (oltre all’Emilia Romagna si andrà al voto anticipato anche in Calabria e in Puglia si voterà a marzo), rivendica di essere riuscito a tenere unito il partito in un momento molto difficile. E sembra avere tutta l’intenzione di spendere questo risultato, non scontato, al momento utile. Per il momento, comunque, non ufficializza la propria discesa nell’arena: “Prima le regole” era stato il refrain della vigilia e i copione è stato rispettato alla lettera.

Convocata per le 18, la direzione regionale inizia intorno alle 18.30. A porte rigorosamente chiuse. Mancano alcuni big: Matteo Richetti e Daniele Manca, entrambi papabili per la guida della coalizione, non ci sono. Assente giustificato, perché non è membro della direzione regionale, Roberto Balzani, anche lui pronto a correre alle primarie. Non si vedono nemmeno Vasco Errani, Virginio Merola e Giancarlo Muzzarelli, che invece potrebbero partecipare. Ci sono invece l’ex sindaco di San Lazzaro Marco Macciantelli, la vice di Errani Simonetta Saliera, la capogruppo in regione Anna Pariani insieme a molti dei suoi colleghi di via Aldo Moro. Raffaele Donini, segretario provinciale bolognese, arriva insieme al deputato cuperliano Andrea De Maria.

La riunione dura circa un’ora e mezza. Bonaccini parla alla fine, “prima, come deve fare un bravo segretario, vuole ascoltare tutti quelli che intervengono” spiega un funzionario di via Rivani. Quando interviene, Bonaccini delinea il percorso e annuncia regole “più agili” per consentire di correre a chiunque voglia. A differenza delle regole stabilite dallo statuto del partito, per correre alle primarie che si dovrebbero faro o il 21 o il 28 di settembre prossimo, è necessario raccogliere solo 2.250 firme di iscritti al partito. La cifra corrisponde al 3% degli iscritti emiliano romagnoli: da statuto servirebbero circa 15 mila firme. Altrimenti, è possibile candidarsi raccogliendo le firme dei membri dell’assemblea regionale del Partito (che è composta di circa 230 persone): in questo caso ne bastano circa 23 a sostegno di una candidatura. La proposta passa all’unanimità.

Il percorso annunciato dal segretario prevede che la settimana prossima venga delineato il perimetro della coalizione: al momento favorevoli a partecipare alle primarie sembrano esserci solo quelli del Centro democratico (ex Idv). Rifondazione comunista ha già detto che non è interessata, Sinistra Ecologia e Libertà sembra sulla stessa lunghezza d’onda. Che non significa, per entrambe le forze, che non vogliano poi cercare un’alleanza con il Pd. “Molto dipende da chi le vince” dicevano nei giorni scorsi. Bonaccini sembra comunque disponibile a parlare con tutti, e anche ad allargare il perimetro del campo anche dopo le primarie. Dalla posizione di estrema forza raggiunta con le europee di maggio, a cui si aggiunge la totale inconsistenza di qualsiasi opposizione (a destra son “così allo sbando che nemmeno è iniziato il toto nomi” diceva qualche giorno fa un leghista), il Pd renziano a guida Bonaccini può permettersi di essere magnanimo. E se a Roma il segretario nazionale e presidente del Consiglio minaccia rotture nei territori a causa dell’ostruzionismo al Senato, Bonaccini non vuole chiudere la porta agli alleati: “Con Sel abbiamo governato bene in questi anni in Regione e governiamo in tanti comuni”. Un’alleanza quindi ancora possibile, nonostante le tensioni a Roma, che deve essere subordinata ad una “convergenza programmatica” forte. “Certo è- conclude Bonaccini- che non siamo qui per dover pietire un’alleanza con nessuno e il Pd non si farà ricattare”.

Ai suoi Bonaccini chiede di aspettare un attimo ad alzare la mano. Più di un cavallo sembra scalpitare ai cancelletti di partenza. Balzani, l’ex sindaco renziano di Forlì, molto critico con Errani, è già di fatto in corsa. Un altro che sembra molto intenzionato a correre, e che ha tra i propri motivatori e preparatori atletici tutta (o quasi) l’area prodiana bolognese, è l’assessore uscente al lavoro Bianchi.

Ascolta Bonaccini

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Prima dell’ufficialità la campagna elettorale è già iniziata sul web, soprattutto sui social network. Con il renziano Balzani si è già schierato Nicola Dall’Olio, consigliere comunale parmigiano, ambientalista e in corsa alle scorse europee. L’ex sindaco di Forlì piace anche ad una parte dei civatiani.

I sostegni a Bianchi invece, dopo quello illustre di Romano Prodi dalle colonne del Corriere di Bologna, arrivano da Amelia Frascaroli e da Francesco Errani. Anche qualche esponente graduato di Sel ha lasciato, in calce al post con cui l’assessore al welfare di Bologna esprimeva il proprio sostegno a Bianchi, un chiaro “mi piace” tattico. Non è da escludersi che Sel, o almeno una sua parte, guardi a Bianchi come possibile candidato da sostenere in sede di primarie.

Quanto a Bonaccini, su di lui sembra che le correnti organizzate abbiano trovato una sorta di quadra. Il cuperliano De Maria lo appoggia apertamente e da queste parti, in cui i cuperliani sono molto forti, il sostegno di quell’area vale diverse migliaia di voti certi.

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