La Procura di Modena smentisce Bonaccini

4 ago. – Ha parlato troppo presto. Il segretario del Pd Stefano Bonaccini in mattinata diceva di non essere indagato per abuso d’ufficio ma il procuratore capo di Modena Vito Zincani lo ha smentito nel pomeriggio: nell’inchiesta ci sono sei indagati compreso l’esponente democratico e quel reato è ipotizzato.

Bonaccini è andato a farsi identificare dai Carabinieri, in linguaggio giudiziario significa eleggere il proprio domicilio quando si è indagati. Nell‘atto che ha visionato con il suo avv. Massimo Vellani erano ipotizzati i reati di turbativa d’asta e violazione del segreto d’ufficio. Ma in questa complessa vicenda è accaduto di tutto: i Carabinieri avevano fatto un errore di trascrizione, nel verbale c’era l’articolo 326 del codice penale, rivelazione di segreto d’ufficio e non quello corretto che è il 323, abuso d’ufficio.

La vicenda risale al 2003 quando il segretario Pd era assessore al patrimonio. Secondo l’accusa, sarebbe stata favorita la società Spds per la gestione di un chiosco nel parco Ferrari di Modena mandando via prima della scadenza della concessione la signora Tina Mascaro. La donna tra l’altro è stata uccisa nel 2007 all’interno di un bar che gestiva in un’altra zona della città. Il segretario regionale del Pd al tempo era assessore con delega al patrimonio. L’indagine è nata qualche mese fa, dopo che il tribunale di Modena al termine di un processo, sempre per gli stessi fatti, che ha visto assolto un geometra comunale dall’accusa di concussione ha rimesso gli atti alla Procura. Bonaccini ha spiegato che non appena il pm che si occupa della vicenda tornerà dalle ferie chiederà di essere convocato il prima possibile.

Quanto alla richiesta di dimissioni del sindaco di Parma Pietro Vignali, dirigenti comunali sono coinvolti nell’inchiesta Green Money su tangenti per appalti sul verde, Bonaccini ha spiegato che il Pd lo ha fatto ma per un motivo politico. La giunta Vignali ha prodotto un buco di bilancio di centinaia di milioni di euro: “Io sono sempre stato garantista abbiamo chiesto le dimissioni di Vignali non per una questione giudiziale, ma politica”.

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