Bologna, 18 giu. – Addio ai calendari osè nelle officine del gruppo Ima: risultato ottenuto senza imporre un esplicito divieto, ma attivando un dialogo con gli operai sull’opportunità di esporre questo tipo di materiale sul posto di lavoro. La campagna è nata all’incirca un anno fa e dalle tute blu è arrivata una “buona risposta”.
Ne ha parlato Massimo Ferioli, direttore dei Servizi di staff di Ima, oggi nel corso di un convegno sul progetto “Gender community” promosso dalla Provincia di Bologna e dall’Istituto per la ricerca sociale (Irs). Quella sul superamento dei calendari “con le signorine”, spiega Ferioli, e” solo una delle azioni avviate in casa Ima sui temi che legano donne e lavoro. “Non si capisce se vengono messi per goliardia, machismo anni ’70 o insensibilità“, continua il manager. Da qui la decisione di muoversi sul tema “cercando una modalità che non fosse direttiva”, aggiunge Ferioli: “Sarebbe stato troppo facile mettere un divieto”. E così si è optato per interloquire con gli operai, sensibilizzandoli sul fatto che “clienti e fornitori di altre nazionalità non capiscono” quando all’interno di uno stabilimento si trovano di fronte a certi calendari senza veli.
Constatazione che “va al di là del tema donne nude” e della “offesa” che le stesse donne possono subire dall’esposizione di questo materiale, sottolinea Ferioli: i partner “arabi, americani e cinesi” che entrano negli stabilimenti Ima “vedono il mondo in un altro modo”. Agli operai, in altre parole, l’azienda ha detto: “A voi magari è una cosa che fa ridere, ma a loro no”. I dipendenti, così, “hanno capito e tolto i calendari”, continua il manager, dunque c’è stata una “buona risposta”. Anche se, con decine di stabilimenti che fanno capo al gruppo, si tratta di un lavoro lungo e ogni tanto, magari, “qualche calendario torna fuori”.
Immagini patinate a parte, l’impegno dell’Ima su questi terreni è più ampio. Il gruppo guidato da Alberto Vacchi, ad esempio, sta coinvolgendo circa 300 dipendenti donne in un percorso di formazione, che spazia dall’ambito normativo al coaching, per raccogliere proposte che aiutino l’azienda a “valorizzare il personale femminile“, spiega Ferioli, “non solo sul quotidiano ma anche rispetto alle prospettive future”. Grazie a questo “progetto apripista”, riferisce il manager, “abbiamo trovato molte donne con molte idee”. In altre parole, “abbiamo mosso molta emotività e molte idee, abbiamo dato una scossa e ora aspettiamo che la situazione si sedimenti”. Iniziative come quelle messe in campo all’Ima trovano il sostegno del sindaco di Bologna, Virginio Merola. Nelle imprese del territorio aumenta la consapevolezza che è necessario “innovare non solo il processo di prodotto, ma anche la cultura aziendale e le relazioni sindacali”. Su questi temi “c’è il coraggio concreto di aprire una discussione”, aggiunge il primo cittadino, rilevando che “non solo i management aziendali, ma anche le direzioni sindacali sono fatte prevalentemente da uomini, cosi” come la politica” (Dire).

