Bologna, 18 nov. – Via tutto l’amianto pericoloso dai tetti della città. E’ l’obiettivo del Comune di Bologna che si propone di azzerare entro il 2028 “la presenza di coperture in cemento amianto se in condizioni manutentive scadenti o pessime”. I tecnici di Palazzo d’Accursio hanno già una mappa dettagliata delle coperture in amianto in città, e dal 2015 si occuperanno di una serie di attività che, entro 13 anni, dovrebbero portare i privati della città a eliminare gradualmente l’Eternit dai tetti. Si tratta di 474mila metri quadri di coperture da bonificare: 1,3 metro quadro per ogni bolognese. Fondamentali saranno le campagne di controllo, comunicazione e sensibilizzazione organizzate per raggiungere e convincere tutti i proprietari di edifici interessati dalla presenza di coperture in amianto. E se qualcuno non si adeguerà alla bonifica (che spetta ai privati) provvederà il Comune, rivalendosi poi sugli inadempienti.
Il progetto di Piano comunale di bonifica dall’amianto (pdf)
Il nodo del personale. Negli uffici del Comune ad occuparsi di amianto sono solo tre dipendenti, due se si contano le ore uomo dedicate al tema. Abbastanza per gestire l’ordinario, cioè le segnalazioni che arrivano a Palazzo d’Accursio da parte di cittadini preoccupati. Non sufficienti per affrontare un piano che prevede di gestire la bonifica di 474mila metri quadri di amianto in città. Insomma, servirebbero più dipendenti da destinare all’attività. “Il tema delle risorse è un tema sempre presente – dice allargando le braccia l’assessore alla sanità Luca Rizzo Nervo – Nello specifico ci affideremo alla generosità straordinaria delle persone che se ne occuperanno”. La speranza è quella di riuscire a dirottare sull’argomento personale dell’assessorato alla sanità. “Il fatto che questo piano comunale coinvolga due assessorati potrebbe aiutare”, aggiunge Rizzo Nervo.
I contenuti del piano. Il progetto del Comune prevede tempistiche precise e 17 azioni che vanno dalla valutazione delle coperture pericolose all’informazione ai cittadini, passando per la vigilanza e il contrasto all’abbandono dei rifiuti di amianto. In più c’è la creazione di un fondo ad hoc per provvedere alla bonifiche in caso di inadempienza dei privati (si parte con 50mila euro, rifinanziabili) e, per la prima volta, si affronta il tema dell’amianto nelle tubazione dell’acquedotto cittadino. Cuore del piano è la rimozione dai tetti cittadini tutto l’amianto potenzialmente dannoso, e di farlo entro il 2028, data limite fissata dall’Unione Europea per pianificare l’eliminazione della fibra killer. L’idea è quella di riuscire a “minimizzare fino ad annullare il potenziale rischio sanitario e ambientale derivante della presenza di amianto”.
La presenza di amianto in città. Complessivamente sono 1624 le coperture in amianto (più altre 200 su cui ci sono forti sospetti) per un totale di 474mila metri quadrati: 1,3 metro quadro per ogni bolognese. Nel dettaglio i numeri per quanto riguarda l’amianto sui tetti di case e uffici sono questi: 168 coperture in cemento amianto nei dintorni delle scuole (bonifica totale entro il 2017), 265 coperture in stato “scadente e pessimo” in aree densamente popolate (da bonificare entro il 2017-2020), 367 in aree mediamente abitate (da bonificare entro il 2020-2023) e 217 in zone scarsamente abitate (bonifica prevista tra il 2023-2026). Sono invece 433 le coperture in amianto che riguardano immobili industriali o commerciali. La bonifica in questo caso avverrà entro il 2027.
Il contrasto all’abbandono. Uno dei temi legati allo smaltimento di amianto è quell’abbandono. Nei piani dei tecnici comunale c’è una graduale riduzione della quantità di amianto abbandonato in strada e in altri luoghi. L’attivazione del piano e la richiesta ai privati di predisporre bonifiche “con piani di lavoro da presentare agli organi di controllo”, dovrebbe portare ad una graduale diminuzione degli abbandoni. La media annuale dell’amianto abbandonato nel Comune di Bologna è pare a 4,56 tonnellate l’anno. L’obiettivo è arrivare al 2018 con solo una tonnellata di materiale abbandonato.
La Regione e il Piano nazionale amianto. Il piano comunale di bonifica, presentato dagli assessori alla sanità Rizzo Nervo e all’ambiente e urbanistica Gabellini, arriva dopo un ordine del giorno del Consiglio comunale (primo firmatario il democratico Francesco Errani) che chiedeva alla Giunta di predisporre un Piano di protezione dall’amianto. In Italia non esiste ancora un piano nazionale contro l’amianto (Pna). Nonostante se ne parli da tempo ed esista un testo pressoché definitivo, manca ancora l’approvazione del provvedimento per problemi dovuti allo stanziamento dei fondi. Nel 2012 la Lombardia e nel 2013 la Toscana hanno emanato leggi regionali che prevedono il censimento dell’amianto sul territorio e incentivi per la sua rimozione. L’Emilia-Romagna non ha per il momento in previsione di approvare una legge simile. Durante un convegno sul tema organizzato dalla Cgil l’assessore uscente alla sanità Carlo Lusenti ha spiegato che un piano regionale organico contro l’amianto arriverà solo “in attuazione del Piano nazionale, non appena questo verrà approvato”. L’aassessorato regionale alla salute ha già attuato da tempo una serie di provvedimenti. Esiste ad esempio un monitoraggio degli edifici interessati dalla presenza di amianto, ma si tratta solo di strutture aperte al pubblico e di grandi dimensioni. Secondo un rapporto datato 15 giugno 2014 sotto le Due Torri gli edifici con amianto sarebbero due: il Tiro a segno nazionale e la bocciofila di Marco Emilio Lepido. La mappatura del Comune di Bologna invece ha rilevato la presenza di 1624 coperture.



