Bologna ricorda il 2 Agosto. “Per la prima volta passi avanti”

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Bologna, 2 ago. – “Per la prima volta ci sono stati dei passi avanti”. Per Paolo Bolognesi, presidente dei famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il 34 esimo anniversario è all’insegna dell’ottimismo. “Dopo 10 anni di immobilismo si è rimessa in moto la macchina che dovrebbe far funzionare completamente la legge 206 sui risarcimenti per le vittime” ha detto Bolognesi nel tradizionale incontro tra i famigliari e le istituzioni nella sala del consiglio comunale di Palazzo d’Accursio.

“L’obiettivo del governo è quello di dare piena attuazione alla legge 206 per il risarcimento alle vittime delle stragi. E’ un obiettivo da raggiungere al più presto possibile in maniera equa e piena” ha detto il rappresentante dell’esecutivo, il ministro del lavoro Giuliano Poletti, che però non ha indicato tempi certi. Già l’anno scorso il ministro Graziano Delrio aveva fatto promesse ai famigliari: “Non tutto è stato ancora fatto– sottolinea Bolognesi- però molta parte sì”. Non sono solo i risarcimenti a stare a cuore dei famigliari delle vittime: la desecretazione anticipata (rispetto ai tempi previsti, ndr) di alcuni documenti in possesso del Governo stabilita nell’aprile scorso dalla direttiva firmata dal presidente Matteo Renzi è un gesto giudicato molto positivo. Così come l’avvio, “con 4 legislature di ritardo”, dell’iter per l’introduzione nel codice penale del reato di depistaggio. Proprio Bolognesi, in qualità di parlamentare del Partito Democratico, ha firmato la proposta, licenziata dalla commissione Giustizia della camera e che entro dicembre dovrebbe arrivare all’approvazione definitiva in Parlamento.

A far sorridere Bolognesi e i famigliari delle vittime è anche l’archiviazione delle indagini sulla cosiddetta “pista palestinese“, quella partita dalla commissione Mitrokhin, e bollata come “un’inutile perdita di tempo” dai famigliari. “Lavorare per scoprire i mandanti” ribadisce Bolognesi dal palco di piazza Medaglie d’oro e alza la voce quando chiede che venga fatta pulizia all’interno dei servizi segreti.

Bologna anche oggi, con compostezza e commozione, si è stretta attorno ai famigliari delle vittime e ai feriti. Quel 2 agosto 1980, primo sabato di agosto, proprio come oggi, 23 chili di esplosivo nascosti dentro una borsa poggiata su di un tavolino nella sala d’aspetto di seconda classe uccisero 85 persone morirono e ne ferirono 200. Turisti, tassisti, cameriere, madri, padri, figli, nonni cancellati in un istante dalla “bomba fascista”. Come autori materiali della strage sono stati condannati i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. A depistare le indagini furono il gran maestro della Loggia massonica P2 Licio Gelli e il faccendiere Francesco Pazienza. I mandanti non sono ancora stati individuati.

Il lungo corteo aperto dallo striscione “Bologna non dimentica” è partito poco dopo le 9.15 da piazza del Nettuno. In testa, dopo i gonfaloni, i famigliari delle vittime e i feriti, con la gerbera bianca appuntata sul petto, mostrata con fierezza e orgoglio.Poca gente sotto i portici a guardava le vetrine, alcune chiuse per ferie e altre non ancora aperte: tutti gli sguardi erano per il corteo. I bolognesi si riconoscono perché quando vedono le gerbere bianche applaudono, con il groppo che sale in gola e gli occhi che si fanno lucidi e le guance rigate. La ferita di Bologna non è mai guarita del tutto. “Ero in piazzola (il mercato che si tiene a poche centinaia di metri dalla stazione, ndr)- ricorda un uomo a lato del corteo- sentii lo scoppio e andai alla federazione del Pci per sapere cosa fosse successo. Non abbiamo parenti tra le vittime- dice cercando lo sguardo della moglie- ma ogni anno veniamo qui. E’ stata una cosa terribile”. Lei annuisce e non riesce ad aggiungere altro.

In coda al corteo, come annunciato, hanno sfilato centri sociali, collettivi e sindacati di base, in solidarietà con il popolo palestinese. “Da Bologna a Gaza no alle stragi di stato” c’era scritto sullo striscione di apertura dello spezzone formato da un centinaio di manifestanti, sorvegliato a vista da carabinieri in tenuta antisommossa e dalla Digos. Un corteo silenzioso, come ribadito anche ieri dagli organizzatori, che dopo il minuto di silenzio alle 10.25, quando sul palco in piazza Medaglie d’oro è salito il sindaco Virginio Merola, ha abbandonato la piazza e si è diretto in piazza de l’Unità. Solo in quel momento qualche fischio è partito all’indirizzo del sindaco.

In piazza Medaglie d’oro, nell’aiuola centrale, è stata montata la Rete della memoria: una rete metallica da cantiere, del tutto simile a quella che venne eretta nella stessa piazza nel 1980 e che divenne una sorta di tazebao della memoria. Sopra, così come in quella originale, i passanti hanno affisso i propri messaggi e riflessioni.

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