Bologna. Parlano i senza casa: “Ora non chiudete i dormitori”

Attilio, fra due anni avrà diritto alla pensione. Da aprile dormirà in strada.

Attilio, fra due anni avrà diritto alla pensione. Da aprile dormirà in strada.

Bologna, 29 mar. – Sono venuti a trovarci in redazione quattro ospiti del dormitorio di via Pallavicini. Martedì primo aprile scadrà il Piano freddo attivato dal Comune di Bologna per dare un letto ai senza casa durante l’inverno, e loro si troveranno per strada. Chiedono all’amministrazione di tenere aperti i dormitori anche dopo fine marzo. “E’ troppo avere un posto dove dormire, lavarsi e mangiare?”

C’è Salvatore, classe 1968, da un anno in strada dopo che la sua ditta ha chiuso i battenti e lui è stato licenziato. “Il lavoro non c’è, di rubare non sono capace, ora sono qui, che devo fare? Ditemelo voi”. Carlo ha 40 anni, e dopo essere uscito dalla Dozza ha dormito sui treni abbandonati. Non c’erano posti letto per tutti,  e allora si è arrangiato come poteva. Ci spiega come si sta nel dormitorio di via Pallavicini. E ci tiene a precisare che “gli operatori sono bravi, altrimenti si starebbe peggio”. Racconta di due soli bagni per una camerata dove dormono tutti assieme in 30, e di un bidè rotto da mesi. Carlo ha una situazione particolare, ci mostra le sue gambe annerite: soffre di tendinite e trombosi venosa a entrambe le caviglie. Eppure “non sono riusciti nemmeno a darmi una calza elastica. Dicono che non hanno i fondi ed è da 7 mesi che chiedo con insistenza una cura, ma non ho ancora visto uno specialista”. Poi c’è Attilio, uscito il 14 dicembre 2012 dal carcere dopo quasi 30 anni di detenzione, e da subito in strada. Fra due anni avrà diritto alla pensione, per il momento però è costretto a dormire in stazione e quando va bene nelle strutture di accoglienza cittadine. “Prima di entrare nel dormitorio mi facevo la doccia una volta a settimana, se andava bene. Per mangiare andiamo dietro Piazza Maggiore, lì i preti ci danno un piatto di pasta in strada, di fronte a tutte le persone che ci guardano. Non è dignitoso”. Poi c’è Terracina – non ci ha voluto dire il nome. Terracina è nato a Napoli nel 1971 e anche lui dorme al dormitorio di via Pallavicini. Ha chiesto un colloquio col sindaco, “ma non mi hanno ascoltato. Voglio querelare lui e le altre autorità cittadine per istigazione a delinquere e istigazioni al suicidio. Ci devono dare un posto letto, è un nostro diritto”.

Carlo, senza tetto di Bologna

Carlo, 40 anni, senza casa. Soffre di trombosi alle caviglie ma non riesce a curarsi.

Poi c’è la questione del rapporto con i non italiani, che rischia di trasformarsi in una guerra tra poveri. Carlo ci spiega che loro nel dormitorio non si trova male, ma quando si parla di soldi la posizione di tutti e quattro è chiara. “A noi italiani niente, per gli stranieri invece ci sono programmi di assistenza. Perché?”. Attilio si dice scandalizzato, ha visto un cartello dove si pubblicizzava un programma di rientro assistito in patria per migranti arrivati in Italia. “Duemila euro gli vogliono dare per tornare a casa, è incredibile – ci dice – Ma non sono razzista”.

Tutti e quattro chiedono un tetto dove stare anche dopo la fine del piano freddo e servizi di accoglienza e assistenza migliori e più dignitosi. Si dicono anche disponibili a contribuire alle spese del dormitorio, se serve. “Le bollette riusciamo anche a pagarle, per l’acqua e l’elettricità che ci danno”. Attilio, Carlo, Salvatore e Terracina sono solo quattro dei tanti ospiti del Piano freddo, che per questo inverno ha messo a disposizione  250 posti letto. Allo scadere del piano si tornerà all’assistenza classica. Percorsi personalizzati per chi ha particolari difficoltà o fragilità. Per gli altri c’è quella che alcuni chiamano accoglienza disincentivante: 15 giorni in dormitorio e 15 giorni in strada. Fino al successivo Piano freddo.

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