25 feb. – “Si è sconfitto un nuovo modo di vivere la cultura”. E’ questo il giudizio che l’ex assessore Angelo Guglielmi dà della decisione di palazzo d’Accursio di re-introdurre il biglietto per l’ingresso ai musei civici. Dal primo marzo, infatti, si dovrà pagare 4 euro per l’ingresso intero e 2 per quello ridotto: “Una stupidaggine” per Guglielmi, assessore alla cultura della giunta di Sergio Cofferati, che rivendica con orgoglio la scelta di abolirli: “Era una cosa straordinaria nel senso che rendeva i musei disponibili e frequentabili anche quando uno aveva solo 10 minuti di tempo”. Questo nuovo modo di “usare la cultura” è, secondo l’ex direttore di Rai3, caduto “stupidamente”, a causa di una gestione modesta “che non ha nessuna idea di sviluppo, di diversità nel futuro”.
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L’ex assessore alla cultura è venuto oggi a Bologna per presentare il suo ultimo libro “Carte bolognesi. Luglio 2004 – giugno 2009”, edito da Aragno, in cui ripercorre i suoi cinque anni alla guida della cultura di palazzo d’Accursio. Era stato Guglielmi stesso ad offrirsi a Sergio Cofferati. Gli aveva scritto una lettera durante la campagna elettorale del 2004: “Tornerei volentieri a Bologna (la città in cui sono cresciuto e stato educato) ove tu ritenessi utile la mia collaborazione ovviamente nel ruolo di assessore alla cultura“. Guglielmi aveva “nostalgia” della Bologna di quando era studente e per partì, quando Cofferati lo chiamò, armi e bagagli alla volta delle Due torri. Ma arrivando in città, il fondatore del Gruppo 63 insieme ad Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti, capì immediatamente che quella Bologna non c’era più, che era morta e sepolta, che dopo il ’77 non c’era più quella spinta, quell’effervescenza. Bologna, la “città mitica”, il modello per l’Italia e l’Europa era diventata come Torino o Genova, “una città chiusa in sè stessa, interessata a sè piuttosto che alla possibilità di uscire da sè”. E per Guglielmi sono sparite “quelle condizioni oggettive, culturali, di disposizione psicologica”, cancellate per sempre: impossibile quindi, secondo l’ex assessore alla cultura, che Bologna torni ai fasti di un tempo.
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