Bologna, la strage e le finte verità

Ieri il Resto del Carlino pubblicava con grande evidenza una lettera di Carlos, “lo sciacallo”, il terrorista di origine venezuelana  filopalestinese – ma molto probabilmente al soldo di diversi padroni – che dal carcere francese di Poissy fa sapere di esser disponibile a “confermare tutte le dichiarazioni sulla strage alla stazione di 30 anni fa”.

Sulla vicenda è subito calato come un falco l’onorevole Enzo Raisi, che in coda a una conferenza stampa dedicata a tutt’altro ha risollevato l’argomento auspicando come, finalmente, si possa far luce sulla strage.
Come molti sanno Raisi sostiene la tesi emersa durante i lavori della commissione Mitrokhin, che prendendo spunto dalla presenza a Bologna il giorno della strage di un collaboratore del gruppo di Carlos, Thomas Kram, intende attribuire la responsabilità della strage ai palestinesi. Il movente (particolarmente debole) sarebbe l’arresto del responsabile dell’Fplp in Italia, Abu Saleh, fermato il 7 novembre 1979 a Ortona assieme agli autonomi Daniele Pifano, Luciano Nieri e Giorgio Baumgartner  poiché trovati in possesso di missili portatili di proprietà della resistenza palestinese.

Da diversi anni la tesi sostenuta (soprattuto dai neo e post fascisti) è che i palestinesi, da sempre protetti dai servizi italiani nei loro traffici di armi, per il solo arresto (peraltro momentaneo) di un loro membro avrebbero fatto saltare in aria un’intera stazione, facendo la peggior strage in Europa dalla seconda guerra mondiale. Una tesi ardita, che viene però ormai comunemente spacciata per vera, adducendo sempre nuove “rivelazioni” che peraltro nuove non sono.

E che inoltre non vanno affatto nella stessa direzione. L’entusiasmo con cui il Carlino e Raisi ieri hanno salutato la lettera di Carlos è del tutto ingiustificato. Questo ambiguo personaggio, seguito dalla Stasi della DDR, infido e malvisto anche a parecchi ambienti palestinesi, sostiene infatti una “verità” completamente opposta a quella inseguita da Raisi e compagnia: Carlos “scagionando” Mambro e Fioravanti ha però sempre detto e ribadito che la Strage alla Stazione sarebbe opera della Cia e del Mossad, che avrebbero messo la bomba per far ricadere la colpa sui palestinesi, sfruttando proprio la presenza di un membro del suo gruppo a Bologna (Kram).

Ora Carlos chiede di essere estradato in Italia per ribadire queste dichiarazioni, che secondo lui sarebbero confermate anche dalla sua ex moglie Magdalena Cecilia Kopp.
Ebbene, i sostenitori della cosiddetta “pista palestinese”  plaudono  ogni volta che esce un’agenzia su Carlos, peraltro che nulla di più aggiunge a quello che già si sapeva, ma non dicono mai che le loro tesi sono assolutamente antitetiche a quelle portate avanti dal terrorista. Delle due l’una: o la bomba è palestinese, e quindi si accredita l’idea di una reazione assolutamente spropositata per l’arresto di un militante arabo, oppure, come dice Carlos, l’ha messa la CIA, e allora Raisi e compagnia ci dovrebbero spiegare il perché e il percome di questa operazione, magari trovando qualche conferma ulteriore alle frasi in libertà dell’ex terrorista venezuelano.

Mischiare le due versioni serve solo a creare una cortina fumogena che ha come vero obiettivo non tanto la ricerca storica o giudiziaria, ma la rimozione della “matrice fascista” della strage.

Anche ammesso, per pura ipotesi, che Mambro e Fioravanti, che a Bologna quel giorno c’erano (anche se loro non potranno mai ammetterlo), siano stati solo “utili idioti” manovrati da qualcuno che voleva fossero nel posto sbagliato al momento giusto, non avvalora affatto la “pista palestinese”, che serve solo a dare in pasto all’opinione pubblica un colpevole alternativo.

E sapete perché è così importante trovare un colpevole alternativo, anche purchessia? Per togliere quel marchio fascista dalla strage. perché per tutte le altre stragi per le quali è ormai storicamente e politicamente accertata una matrice fascista, sia come ideazione che come realizzazione, a cominciare dalla madre di tutte le stragi –  Piazza Fontana –  questa parodia di Stato in cui viviamo è riuscito sempre a cancellare le prove e far assolvere i fascisti.

Tolta Bologna , si toglierebbe dalla memoria futura ogni macchia. Il paradosso, se vogliamo, è che a fronte di stragi come Piazza Fontana di cui si sa quasi tutto, moventi politici e ragioni di stato, organizzatori (fascisti), manovalanza (fascista), capri espiatori (anarchici), per quella di Bologna permangono molti dubbi e tante zone oscure. Ma dubitiamo fortemente che saranno i dossier Mitrokhin o il terrorista Carlos a gettare nuova luce.

Paolo Soglia

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