Bologna fc. Non c’è solo Zanetti: partita a scacchi per la sorte del club

Il Passato
La data della retrocessione matematica del Bologna è il 12 maggio 2014.
Ma quel percorso inizia molto prima: paradossalmente proprio il giorno in cui venne annunciato, trionfalmente, in una conferenza stampa celebrativa il suo salvataggio: era il 23 dicembre 2010, Giovanni Consorte, in Corte Galluzzi presentava in pompa magna la sua “creatura” rinata dalle ceneri della gestione Porcedda, avventuriero sardo senza mezzi che aveva fatto una campagna acquisti dispendiosa senza avere un euro, trascinando il club sull’orlo del fallimento.
Al suo fianco il neo presidente Massimo Zanetti, mister Segafredo, dietro di lui tanti piccoli soci, e davanti a loro tutta la Bologna che conta e i grandi nomi, Dalla e Morandi in testa.
Ma il clima gioioso si guastò immediatamente: Emanuele Righi, giornalista radiofonico, esponente di spicco di quel sottobosco di personaggi che si muovono da sempre attorno al calcio, si alzò in piedi e attaccò a gamba tesa Zanetti, reo – disse – di aver nominato amministratore Luca Baraldi, inviso ai senatori della squadra da quando, nel campionato precedente, aveva criticato apertamente i giocatori per lo scarso impegno profuso in un Bologna – Lazio finito 2 a 3, arrivando (neanche tanto velatamente) ad alludere all’illecito sportivo.
L’omertà nel calcio, come si sa, è una regola e quelle frasi di Baraldi non vennero digerite. Lo spogliatoio del Bologna di allora era diviso in due clan, quello di Di Vaio e quello di Portanova, che si detestavano tra loro ma su una cosa erano concordi: detestavano entrambi Baraldi.
Portanova, in particolare, coltivava anche una sua influenza diretta su parte della curva.
E infatti scattò immediatamente l’operazione per cacciare Baraldi: il 6 gennaio la Curva Bulgarelli espose durante un Bologna-Fiorentina lo striscione “Baraldi infame”. Portanova, dal canto suo, nella partita successiva fu immortalato dalle telecamere mentre in tribuna non esultava a un gol dei rossoblù, nonostante le sollecitazioni di Zanetti.
Da lì a poco seguirono le dimissioni prima di Baraldi e poi quelle del Presidente Zanetti, assediato anche dai soci “piccoli” che gli rinfacciavano mancanza di considerazione, accusandolo di voler comandare da solo, senza avere la maggioranza assoluta delle azioni.
Che in effetti i giocatori del Bologna non fossero  stinchi di santo lo hanno poi dimostrato le inchieste sulle partite truccate nell’ennesimo scandalo del calcio scommesse. Tante le partite e i giocatori chiacchierati: quasi tutto venne archiviato per mancanza di prove oggettive, anche se nel 2012 arrivò comunque la condanna a 6 mesi di squalifica proprio a Portanova per “omessa denuncia”, relativa a un tentativo (abbastanza riuscito) di combine in un vergognoso Bologna-Bari finito 0 a 4 per gli ospiti, ormai retrocessi.
Il progetto di Consorte naufragò lì. Zanetti si chiamò fuori: rimase nel Bologna ma sempre con posizione defilata e in ostinata polemica con i vecchi soci.
La storia successiva fu una lotta di potere tra piccoli imprenditori, con scarsi mezzi e poche ambizioni che vide alla fine emergere la figura di Albano Guaraldi: un perfetto sconosciuto, totalmente ignorante in materia calcistica e  sprovvisto dei mezzi economici per tenere un club di serie A.

Il Presente
Guaraldi però coltivava il suo piccolo progetto speculativo: il nuovo centro tecnico da costruire a Granarolo, ma soldi da mettere non ne aveva e così li faceva svendendo di anno in anno il patrimonio giocatori. Dai 51 punti del 2011/2012 si passò ai 44 punti del 2012/2013, fatti peraltro con giocatori presi quasi tutti in prestito (Gilardino e Gabbiadini in primis). Nel 2013 arriva il tracollo: Guaraldi svende tutto il possibile e allestisce una squadra debole confidando nelle doti taumaturgiche dell’allenatore Pioli e di Diamanti, l’unico giocatore di talento rimasto.
Ma l’ennesimo miracolo non si compie e a gennaio 2014 Guaraldi, con la squadra quartultima in classifica completa l’opera: dopo aver cacciato Pioli vende ai cinesi Diamanti a mercato chiuso. Incassa ma non investe, impoverendo ulteriormente una squadra già debolissima.
L’esito da lì in poi appare scontato: il fatto che gli influenti “consigliori” di un Guaraldi sempre più delirante e frastornato siano stati in quest’ultimo periodo gli stessi personaggi da corte dei miracoli che avevano ai tempi silurato Baraldi e Zanetti in conferenza stampa, la dice lunga.
Non poteva che finir male, con la contestazione dei tifosi e gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti.
Il risultato è che a tre anni dal salvataggio di Consorte la città si ritrova la sua squadra in B, con la società gravata da una trentina di milioni di debiti e con i diritti televisivi ridotti a un terzo.
Ma con le spese sempre altissime: il Bologna ha infatti il decimo monte stipendi della serie A. Contratti che per tutti i giocatori che rimarranno dovranno essere onorati anche in serie B.
Intanto il “gioiellino” di Guaraldi, il centro tecnico, è fermo: il presidente era andato avanti ottenendo il prestito (circa 20 milioni) dal Credito Sportivo, pur contestato da Legambiente per ragioni ecologiche e dai tifosi per motivi economici,  ma poi è arrivata la sospensiva del TAR e per il momento è tutto bloccato.
Dopo la retrocessione anche la politica ha mollato il costruttore centese: prima il sindaco Merola e poi addirittura Romano Prodi hanno virtualmente sfiduciato Guaraldi, auspicandone l’avvicendamento. Certo nessuno può togliere con la forza le azioni della società in mano all’attuale Presidente, ma il messaggio della politica è stato chiaro: nessuno ha più intenzione di dargli credito e se resta lui difficilmente il centro tecnico si farà.

Il Futuro
La sensazione è che in questi tre anni Zanetti sia rimasto alla finestra attendendo che il “cadavere” della gestione Guaraldi passasse lungo il fiume. Pur chiamato più volte al capezzale della società da stampa e tifosi finora non aveva mosso un dito,  forse adesso questo momento è arrivato: Zanetti potrebbe dunque tornare in sella come “salvatore della patria”.
I mezzi non gli mancano e si porterebbe dietro nuovamente Luca Baraldi, facendo fare anche “vergognino” ai cronisti e ai tifosi che all’epoca lo contestarono.
Un nuovo sire, a cui tutti dovrebbero baciare la pantofola: in primis Guaraldi a cui certo Zanetti non intende dare un euro, tutt’alpiù farsi regalare le quote per accollarsi i debiti.
Naturalmente con Zanetti in sella si sbloccherebbe di nuovo il discorso del centro tecnico (TAR permettendo). Il progetto infatti è intestato al Bologna fc e non alla Futura Costruzioni di Guaraldi, quindi cedendo il club l’uomo di Zola rimarrebbe con in mano un pugno di mosche.
E qui potrebbe esserci, come si dice,  l’unico margine di compromesso: le azioni di Guaraldi passerebbero di mano e Zanetti diventerebbe socio di maggioranza, ma potrebbe poi assegnare i futuri lavori di costruzione proprio all’azienda dell’ex presidente come sorta di “buonuscita”.
Il quadro comunque non è affatto chiaro: non è detto infatti che Zanetti, dopo essersi preso la soddisfazione di veder Guaraldi nella polvere, visti i conti non decida comunque di lasciar perdere.
E inoltre non è detto che Zanetti sia l’unico acquirente.
Nelle limacciose acque della retrocessione si sono riaperti tanti giochi, perché è vero che caleranno drasticamente le entrate ma è altrettanto vero che adesso si può subentrare praticamente gratis, accollandosi ovviamente il debito (per poi rinegoziarlo con i creditori).
Facciamo di nuovo un piccolo passo indietro: poche settimane fa ad assistere all’ennesima, triste, trasferta del Bologna in quel di Livorno è stato avvistato in tribuna Giovanni Consorte, che ha fatto peraltro di tutto per far notare la sua inusuale presenza. La sua trasferta livornese pare legata all’imminente vendita del Livorno Calcio da parte del presidente Spinelli, che a quel punto, liberatosi dal club toscano e con un pacchetto di soldi in tasca (si parla di 12 milioni), potrebbe sbarcare a Bologna.
Spinelli d’altronde, come il patron del Palermo Zamparini, è un presidente “globetrotter” avendo già gestito negli anni ottanta anche il Genoa.
Tutti i giochi dunque sono aperti e non è nemmeno scontato che il club passi di mano. Guaraldi, istigato dai suoi consiglieri occulti della corte dei miracoli cittadina, potrebbe ancora tentare la sorte e decidere di proseguire da solo vendendo il vendibile per cercar di risalire la china. Che risalga è molto improbabile, visto che è senza capitali e in quanto a capacità gestionali si è dimostrato completamente inaffidabile. Quest’ultimo scenario porterebbe molto probabilmente al fallimento del club con conseguenze a quel punto del tutto imprevedibili.

Paolo Soglia

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.