Bologna, 7 apr. – Il ministro Poletti è convinto che il suo decreto lavoro porterà rinnovi di contratti in scadenza e la stabilizzazione di molte collaborazioni. Nel Partito Democratico però c’è chi la pensa diversamente, e in rete circola un appello a firma, tra gli altri, Sandra Zampa, Sergio Lo Giudice, Antonio Mumolo, Teresa Marzocchi, Thomas Casadei e Elly Schlein. Insomma, tutti i civatiani di peso a Bologna.
“Il Jobs Act annunciato da Renzi nel gennaio 2014 prevedeva la ‘riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile’ e ‘un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti’ – si legge nell’appello – Con il decreto lavoro si fa il contrario. Si incentivano oltre misura il lavoro a termine e il lavoro interinale, prevedendo ben otto proroghe senza giustificazione fino a tre anni, senza alcun vincolo alla assunzione definitiva. Si impoverisce di contenuti formativi l’apprendistato, eliminando anche qui ogni vincolo alla assunzione definitiva. In questo modo non si contrasta ma si rafforza la precarietà”. Continua l’appello: “Perciò il decreto è tutt’altro che “intoccabile”. Va invece cambiato radicalmente. Chiediamo che lo faccia anzitutto il governo, ancora prima dell’esame parlamentare. Non basta una mediazione al ribasso che si limiti a ridurre il numero delle proroghe. Va cambiata la struttura del provvedimento”.
Posizioni critiche anche dall’area cuperliana, che in Parlamento in commissione lavoro promette battaglia. Vinicio Zanetti, segretario regionale dei giovani democratici, ha scritto una lettera aperta a Matteo Renzi. “Non credo – scrive Zanetti riferendosi al dl Poletti – che sia la strada giusta e per questo, a nome di tantissimi giovani precari, ti chiedo: RITIRA IL DECRETO LAVORO. Questo infatti introduce più precarietà o di fatto la legalizza più di quanto non lo fosse già. Riduci piuttosto il numero delle tipologie contrattuali e inserisci il contratto unico a tempo indeterminato a tutele crescenti (come dovrebbe prevederebbe il Jobs act)”.
Dure critiche sono arrivate anche dalla senatrice Pd Rita Ghedini, che ha parlato di precarietà inaccettabile. “Dire che il contratto a termine è rinnovabile per 8 volte – spiega Ghedini – rappresenta una parcellizzazione dei rapporti di lavoro che giudico del tutto inaccettabile. Così c’è il rischio di pressioni e ricatti sui lavoratori”.

