Bologna capitale della Mobilità Nuova

Bologna, 16 mar. – Dal 10 al 12 aprile prossimi si terranno a Bologna gli Stati generali della Mobilità nuova. Non un semplice convegno, ci tengono a precisare gli organizzatori, ma un incontro di riflessione e di proposta per rimettere al centro delle politiche pubbliche la mobilità di pedoni, ciclisti e utenti del trasporto pubblico.

“La Mobilità Nuova è l’unica mobilità possibile e desiderabile, la sola in grado di soddisfare le esigenze di spostamento dei cittadini in modo razionale, ovvero sicuro, efficiente ed ecologico” si legge nel manifesto della Rete per la Mobilità Nuova, la coalizione di oltre 200 associazioni che insieme al Comune di Bologna organizza la tre giorni. Oltre a Palazzo d’Accursio, a sostegno dell’evento sono scese in campo anche le amministrazioni comunali di Torino e Milano e il ministero dell’Ambiente.

Le sale di Palazzo d’Accursio e di Sala Borsa saranno attraversate in quei giorni di aprile da urbanisti, architetti, politici, amministratori locali che in dibattiti, tavoli di lavoro e workshop si confronteranno su politiche di sviluppo e sulle opportunità economiche e sociali della mobilità non più schiava dell’automobile privata. Oltre 1000 persone parteciparono alla prima edizione degli stati generali che si è tenuta a Reggio Emilia nell’ottobre 2012.

“Parlare di mobilità è parlare di democrazia degli spazi” spiega Paolo Gandolfi, parlamentare del Partito Democratico in commissione Trasporti ed ex assessore alla mobilità del Comune di Reggio Emilia quando era sindaco Graziano Delrio. “Ci vuole una strategia nazionale per la mobilità nuova” dice l’assessore alla mobilità del Comune di Bologna Andrea Colombo che pur rivendica i passi avanti fatti dalla propria amministrazione e da quelle dei colleghi di Milano e Torino. Le “buone pratiche coraggiose” però devono essere affiancate e superate da un impegno programmatico del Governo e del Parlamento. Secondo Colombo, l’impegno della politica nazionale deve approdare a “una corcnice regole, strumenti e finanziamenti che consentano poi ai comuni nei diversi territori di portare avanti politiche che innovino il modo di muoversi”.

“I comuni da soli possono portare avanti politiche sperimentali e innovative, ma ad un certo punto, e quel punto è arrivato, c’è bisogno di farle diventare delle politiche di livello nazionale” incalza Colombo che spera di raggiungere, anche attraverso gli Stati generali di aprile, un’alleanza fra politica nazionale e locale che metta la mobilità al centro dell’agenda politica nazionale.

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