3 ago. – Con un laconico comunicato messo sul sito a tarda sera, Aktiva S.p.A., società proprietaria del Bologna FC 1909, comunica che “Sino a ieri sera l’Ing. Taçi ha manifestato il proprio interesse all’acquisto dell’80% delle azioni del club. Nel primo pomeriggio di oggi l’Ing. Taçi ha avanzato la richiesta di non procedere alla chiusura della trattativa fissata il 4 agosto. Aktiva resta in attesa di un chiarimento della attuale situazione e degli eventuali sviluppi definitivi della stessa.”
Si conclude in bianco il giorno che doveva essere quello del passaggio dell’80% delle quote dalla famiglia Menarini a Rezart Taçi. Era stato lo stesso petroliere albanese a dare appuntamento per il 3 agosto e poi, informalmente, era stata data come probabile una conferenza stampa di Taçi per il giorno successivo. Fissato, sempre secondo voci, anche il luogo: il lussuoso Hotel Baglioni nel centro della città. Invece, non è accaduto nulla. Anzi, forse qulcosa è accaduto, ma è difficile dire se siano sorti problemi dopo l’esame dei conti della società, oppure se Taçi abbia chiesto uno sconto, se ci sia soltanto bisogno di qualche ora o qualche giorno in più. Sicuramente è un problema di soldi: sta di fatto che da una pura formalità si è passati in poche ore a un passo dalla rottura. La tifoseria si è subito preoccupata. Un po’ per la memoria dell’anno scorso, quando l’avvocato Usa Jo Tacopina non trovò i fondi per l’acquisto da Alfredo Cazzola dopo aver versato una consistente caparra. Ma soprattutto perché il Bologna ha assoluto bisogno di rinforzi (li ha chiesti con insistenza anche Papadopulo) e il tempo del mercato stringe.

