
Un homeless bolognese, giugno 2013. Foto flickr Marco Monetti CC BY-ND 2.0
Frascaroli: sul welfare si cambia, anche rischiando posti di lavoro
Bologna, 18 ago. – Il Comune di Bologna mette a gara la gestione dei servizi socio-assistenziali per i prossimi due anni. Si tratta dei dormitori, dei centri diurni di accoglienza e assistenza, dei servizi per limitare e prevenire i danni da sostanze stupefacenti (unità di strada compresa), dell’intermediazione linguistica e culturale al carcere della Dozza. Non si tratta unicamente di scegliere chi gestirà i vecchi servizi per altri 24 mesi. Questa volta cambia la concezione di molte parti dell’accoglienza bolognese, che nei progetti di Palazzo d’Accursio dovrà essere meno assistenziale e più incentrata sul recupero di autonomia e responsabilità da parte degli utenti.
Forti critiche però arrivano dal sindacato Usb, che prevede il non rinnovo di 17 contratti per altrettanti operatori che potenzialmente si potrebbero ritrovare senza lavoro, se le loro cooperative non riusciranno a ricollocarli. Ma da Palazzo d’Accursio sottolineano il fatto che “nemmeno un euro è stato tolto al budget complessivo”. Se qualcosa è cambiato sono le priorità, e di conseguenza i finanziamenti per questo o quel progetto specifico. A farne le spese più di tutti è il dormitorio di via del Gomito (si passa da un finanziamento di 27mila euro mensili a 13mila) e il centro Madre Teresa (da 13.500 a 8mila euro). Il taglio complessivo sui due servizi è di 450 mila euro per il biennio 2014-2015. Soldi reinvestiti nell’housing first e nei centri diurni.
Il bando nel dettaglio. Il bando, gestito da Asp Città di Bologna, è diviso in sette lotti, ognuno comprensivo di un aspetto dell’assistenza bolognese. Per ogni lotto sarà scelto un vincitore “che presenterà l’offerta economicamente più vantaggiosa”. Non si tratta però di un’asta esclusivamente al ribasso. La componente economica (massimo 75 punti) peserà meno della qualità del progetto presentato (max 300 punti), anche se la formula utilizzata nel bando può far risultare decisiva la prima. In totale, sommando gli importi contrattuali che faranno da base per la gara che assegnerà i vari servizi, si arriva a 3 milioni e 270 mila euro che il Comune investirà nei servizi socio assistenziali cittadini durante i prossimi 24 mesi, 334mila euro in più se si considerano quelli stanziati per il progetto sperimentale di “housing first”, che rientra a pieno titolo nell’assistenza alle persone in situazioni di marginalità.
Rispetto ai vecchi bandi del 2011 che decisero gli attuali gestori si tratta, per alcuni servizi come l’unità di strada, di una leggera riorganizzazione, per altri di una sostanziale riproposizione di budget e impostazione, ed è il caso del centro di accoglienza notturno Casa Willy. I grandi cambiamenti – e i problemi – arrivano sui lotti 2, 3 e 6.
Lotto 2 – rifugio Solidarietà e Madre T. di Calcutta. Il lotto comprende il rifugio notturno “Solidarietà” di via del Gomito e la struttura per sole donne “Madre Teresa di Calcutta” di via Felsina. Nel lotto 2 c’è la sforbiciata più forte: tagli per 450mila euro rispetto al vecchio bando, oltre al presidio notturno di via del Gomito garantito solo da un operatore, con tutti i rischi professionali ( e personali) che ciò può comportare. I tagli si tradurranno in meno posti di lavoro, e si parla già di 6 operatori che non si vedranno più rinnovato il contratto, oltre a spese di gestione ridotte all’osso col rischio, per chi si aggiudicherà il bando, di non riuscire a coprire eventuali costi straordinari. Nel lotto 2 si vede il primo cambio di impostazione deciso dall’assessorato al welfare del Comune. “I servizi dovranno identificarsi con azioni orientate alla responsabilizzazione della persona – si legge nel bando – non alla sua istituzionalizzazione; la persona potrà vedere valorizzate/promosse le sue capacità e partecipare così in modo proattivo al suo percorso di crescita”. Un’idea che il Comune vorrebbe sperimentare anche al Madre Teresa, puntando sull’autonomia e l’autogestione delle 19 ospiti. Nella struttura, oltre al coordinatore e a un addetto delle pulizie, dovrebbe operare 7 giorni su 7 un educatore dalle 10 del mattino alle 20 di sera, lasciando il servizio scoperto durante la notte. Scelta che non convince tutti, a cominciare dal sindacato Usb che apprezza l’impostazione teorica, ma critica il taglio di risorse e giudica azzardato non prevedere per una struttura così delicata il presidio notturno.
Lotto 3 – Beltrame. Il cambiamento più forte dal punto di vista dell’impostazione del servizio si annuncia nel centro di accoglienza con funzioni di protezione sociale “Beltrame”, di via Sabatucci. Il centro potrà accogliere un massimo di 83 uomini e donne puntando sulla “valorizzazione delle capacità e potenzialità delle persone accolte”. L’idea si traduce nella pratica dando priorità all’attività degli educatori professionali: per loro sono previste 152 ore settimanali contro le 133 degli assistenti di base. Il cambiamento è importante: dal vecchio modello assistenziale si passa all’accompagnamento educativo. C’è però un problema: gli attuali gestori del centro contano almeno 5 contratti difficilmente rinnovabili. Si tratta di operatori non specializzati che potrebbero trovare posto nel nuovo bando solo durante i 4 mesi invernali di Piano Freddo, che il Beltrame contribuisce a coprire con 25 posti letto. Per i restanti 8 mesi dall’anno non ci sarebbero garanzie. “Se però 5 operatori di base potenzialmente escono dal Beltrame – ragionano alcuni – ad entrare saranno sicuramente nuovi educatori”. Anche e non si ancora quanti. Complessivamente nel lotto 3 non ci sono tagli, se si tiene conto che i servizi del centro diurno sono stati prima scorporati, poi raddoppiati nel “lotto 4” (Help center e Centro diurno open-Spazio laboratori).
Lotto 6 – Servizio mobile e Città invisibili. I servizi del lotto 6 sono tre, il progetto Città invisibili, il servizio mobile di sostegno e i container ad uso abitativo nella zona dell’ex Lazzaretto. Gli stanziamenti per questa partita sono rimasi sostanzialmente immutati, se si considerano anche il potenziamento complessivo di altri servizi. Le preoccupazioni vere riguardano il dormitorio Zaccarelli, destinato alla chiusura alla fine del prossimo piano freddo, quindi entro aprile 2014. Allo Zaccarelli lavorano 12 operatori, 8 dei quali sono o sono stati anche utenti del servizio che hanno trovato nel lavoro al dormitorio una propria dimensione autonoma. Che fine faranno queste persone ancora non si sa. Altri dubbi li esprime la coop La Piccola Carovana, che gestisce attualmente lo Zaccarelli. Dopo la chiusura del centro dovrebbe partire una profonda ristrutturazione finanziata da una raccolta fondi del Rotary Club Bologna. L’obiettivo, una volta ottenuti 3 milioni e mezzo di euro, è quello di rinnovare completamente l’edificio. “Cosa succederà se i lavori non partiranno subito e dopo la chiusura del Piano Freddo in città resterà un dormitorio vuoto?”, si domandano gli operatori.
La posizione del sindacato Usb. Il sindacato di base Usb ha espresso a inizio agosto una posizione fortemente critica nei confronti del bando del Comune di Bologna. “Il nuovo appalto – recita un comunicato di Usb – avrà gravissime ricadute sul piano sociale e occupazionale con esuberi e riduzioni contrattuali. Si contano circa 17 operatori in meno se dovessero rivincerlo soggetti costituiti in cooperative sociali, ma addirittura tutti gli attuali 80 operatori di questi servizi potrebbero essere coinvolti, in quanto al bando potranno partecipare Associazioni di Volontariato che in caso di vittoria non sarebbero tenute a garantire l’attuale contratto”. Usb parla di “smantellamento di un altro pezzo di welfare”, e chiede rassicurazioni sul destino degli operatori in esubero. “Gli operatori che rimarranno senza lavoro o con il contratto dimezzato come pagheranno i loro affitti? Diventeranno utenti dei servizi dove lavoravano un tempo? E le persone sbattute fuori da questi centri, senza servizi di riferimento, per le strade, in quanto tempo diverranno un’altra questione di ordine pubblico? Quanto saranno utili alla propaganda securitaria dei partiti che si rincorrono lanciando allarmi per il degrado cittadino dilagante?”. Usb ha già fatto partire la mobilitazione e ha chiesto un incontro col Comune di Bologna.
L’intervista a Rosella Chirizzi di Usb coop sociali. “Decideremo come reagire assieme ai lavoratori”.


