Missioni spaziali: Bologna alle stelle

23 apr. – Capire com’era l’Universo nei primissimi istanti dopo il Big Bang e studiare come si formano le stelle e le galassie. Sono solo due degli obiettivi di Planck e Herschel, due missioni dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che questa mattina sono state presentate all’Area della Ricerca del CNR di Bologna.


In entrambi i casi il contributo italiano è stato fondamentale e, in particolare, uno degli strumenti di osservazione montati sul satellite Planck, ovvero il Low Frequency Instrument (LFI), è un progetto che ha per responsabile principale proprio un ricercatore bolognese, Nazareno Mandolesi, dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica (IASF/INAF). “Herschel è una missione importante”, ha sottolineato il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica Tommaso Maccacaro, “perché ci darà la possibilità di vedere nelle frequenze dell’infrarosso anche attraverso le nubi di polvere cosmica”. È quello che ha fatto finora anche il famoso telescopio spaziale Hubble. Herschel, però, ha uno specchio con un superficie doppia rispetto al collega americano, permettendo di realizzare immagini a risoluzione migliore. L’importanza per la comunità scientifica dello strumento Planck e l’interesse per le sue potenzialità, invece, è testimoniato dalla richiesta, già comunicata da ESA prima ancora del lancio, di prolungare la vita attiva di Planck oltre il termine previsto dalla missione, ovvero oltre il 2012. Per poter realizzare queste due missioni sono stati necessari gli sforzi di tutti i 18 membri dell’ESA e il contributo anche di Stati Uniti e Canada. È però quasi impossibile stabilire precisamente quante persone abbiano lavorato ai due progetti, ma una stima piuttosto vicina alla realtà dice che lo sforzo di mandare in orbita questi due satelliti, costati complessivamente 1,5 miliardi di euro, sia stato di 10.000 anni-uomo: l’equivalente del lavoro di mille persone per dieci anni.

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