Bologna, 25 apr. – ”L’antipolitica è un veleno che corrode perché è basata sulla falsità di chi dice che tutti sono uguali”. E’ il monito lanciato dalla presidente della Camera Laura Boldrini dal palco allestito affianco al cimitero di San Martino di Monte Sole, nel comune di Marzabotto, uno dei luoghi simbolo della strage dell’autunno 1944. Un discorso durato in tutto una trentina di minuti in cui, tra le altre cose, l’esponente vendoliana ha attaccato il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo: “La memoria non può essere offesa, come è successo nei giorni scorsi quando qualcuno ha giocato con i ricordi della Shoah. Vergogna. Questo, nell’Italia democratica non può essere consentito a nessuno”.
Un discorso piuttosto retorico e formale quello pronunciato da Boldrini, molto diverso da quello che la terza carica dello Stato aveva tenuto lo scorso 2 Agosto davanti alla Stazione di Bologna in ricordo della strage. Un discorso in prima persona in cui la presidente della Camera si è rivolta più volte ai giovani: “Non fatevi scippare la politica, prendete in mano il destino di questo Paese, non credete ai qualunquisti. Io, e come me molti altri, non ho niente in comune con i politici che corrompono o si lasciano corrompere”.
Riprendendo la nota citazione del discorso di Piero Calamandrei, poco prima ricordata anche dal presidente del comitato onoranze ai caduti Valter Cardi, Boldrini ha detto: “La Costituzione è nata qui, a Marzabotto, sulle colline di Monte Sole, a Grizzana, a Vado di Monzuno, nei luoghi dove il 29 settembre del 1944 fu consumata una strage orrenda che io vengo a ricordarvi. Nonostante faccia male – ha proseguito poi la presidente della Camera, commettendo uno scivolone storico rilevante – io ho il dovere di ricordarvi i numeri di quella strage: 1836 persone, 1836 civili”. Le vittime della strage di Monte Sole, accertate da due processi e da decenni di studi storici, furono 770, di cui 216 bambini, 142 ultrasessantenni, 316 donne. Il numero pronunciato per due volte da Boldrini risale al primo dopoguerra e fu utilizzato anche da Salvatore Quasimodo per l’epigrafe che si trova all’esterno del sacrario di Marzabotto, e che consiste nella sottrazione tra il numero dei residenti nei comuni di Marzabotto, Monzuno, Grizzana Morandi prima e dopo gli eventi bellici. Continuare a ripetere numeri palesemente e storicamente sbagliati della strage non è fare un buon servizio alla Memoria.
#25Aprile 70 anni fa #milleottocentotrentasei civili uccisi dai nazisti a #Marzabotto. Al loro sacrificio dobbiamo nostra libertà.
— laura boldrini (@lauraboldrini) 25 Aprile 2014
Boldrini ha poi proseguito rispondendo a don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, uno dei paesini del napoletano che fa parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Don Patriciello aveva criticato le istituzioni: ”Quando lo Stato è presente la camorra se la dà a gambe”. ”Se avessimo avuto una politica attenta – ha proseguito il parroco – queste schifezze non sarebbero accadute”. Don Patricello ha poi invitato il presidente degli industriali Giorgio Squinzi a recarsi in Campania per chiedere scusa ai cittadini che muoiono a causa dei tumori provocati dall’inquinamento dovuto ai rifiuti nascosti nel sottosuolo e sparsi nel terreno: se gli industriali non avessero collaborato con la Camorra “tutto questo non sarebbe successo”.
”Le istituzioni vanno migliorate, ma non vanno demolite, non bisogna distruggere perché la democrazia non è gratis, non è a costo zero” è stata la risposta di Boldini a Patriciello e ad alcuni manifestanti che avevano mostrato alcuni cartelloni sotto il palco.
La presidente della Camera si è poi impegnata affinché venga rimosso il segreto dagli atti della commissione parlamentare di inchiesta sull’armadio della vergogna e ha aggiunto: ”Ho interpellato le autorità anche per togliere il segreto sulle navi dei veleni e sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, e il governo ha recepito questa richiesta”.



