28 gen. – Arrestato il vicepresidente della Fondazione Bitcoin, Charlie Shrem. E’ accusato di aver cambiato tra il 2012 e il 2013 un milione di dollari in Bitcoin, la moneta digitale che garantisce riservatezza essendo le transazioni cifrate e anonime, e aver consapevolmente permesso che quei soldi finissero sul sito Silk Road (ora chiuso), noto alle cronache per essere un mercato di droga, armi e altri beni o servizi illegali. Un brutto colpo per l’immagine di Bitcoin, moneta già più volte criticata da vari economisti perché, grazie all’anonimato garantito, alle quotazioni altalenanti e al peculiare sistema di funzionamento, sarebbe ormai diventata non una moneta da scambiare ma da utilizzare per operazioni speculative.
Gli investigatori contestato a Shrem di aver violato con la sua società BitIstant la normativa antiriclaggio che impone per cifre sopra i 3mila dollari la registrazione dell’identità del compratore. Shrem invece per mesi ha permesso a Robert Faiella (che a lui si presentava con lo pseudonimo di BTCKing) di cambiare anche 40mila dollari a settimana, senza preoccuparsi di registrare l’identità del cliente e senza avvisare le autorità che quei soldi con ogni probabilità sarebbero finiti su Silk Road. Nel dettaglio il flusso di denaro funzionava così: BTCKing vendeva bitcoin (in cambio di dollari) su Silk Road, sito che accetta unicamente pagamenti con la moneta digitale. Una volta raccolti abbastanza ordini chiedeva a BitIstant il cambio dollari-bitcoin. Dove stava il guadagno? BitIstant guadagnava perché applicava su ogni transazione una commissione che andava dal 2 al 10%. BTCKing guadagnava perché a sua volta giocava sulle grandi cifre: il cambio di BitIstant era per lui più vantaggioso rispetto a quello che lui stesso praticava su Silk Road con i suoi compratori. Nella differenza tra i due tassi di cambio stava il suo guadagno, più gli sconti aggiuntivi sulle commissioni che riusciva ad ottenere negoziando con Shrem acquisti importanti.
La posizione di BTCKing, a leggere le carte dell’accusa, è chiara. Consapevolmente vendeva bitcoin (in cambio di dollari) a persone che poi avrebbero comprato droga (cocaina ad esempio), e così facendo ha probabilmente contribuito a lavare i dollari sporchi proveniente dai circuiti dello spaccio. Diverso è il discorso di Shrem, che ha violato la normativa antiriciclaggio, che intuiva le operazioni di BTCKing, ma che non per forza doveva essere a conoscenza della finalità della compravendita del suo cliente. Insomma, è vero che su Silk Road si poteva comprare droga, ma non solo quello, e il sito non veicolava esclusivamente operazioni illecite.
Il rapporto tra Shrem e Faiella si esaurisce nell’ottobre 2012, quando i vertici di BitInstant si accorgono che c’è qualcosa di marcio e impongono a Shrem la cessazione di ogni rapporto col suo cliente. Che a quel punto fa da se, e deposita i dollari che raccoglie su Silk Road direttamente sul suo conto bancario. Come fanno i federali a incastralo? Gli chiedono di cambiare più di 3mila dollari in bitcoin raccontando di dover comprare una partita di droga. A quel punto avviene lo scambio, 3mila dollari sul conto di Faiella, una cifra equivalente in Bitcoin meno il 9 percento da lui trattenuto come “commissione rischio” sul conto dei suoi clienti, cioè gli investigatori sotto copertura.
Forbes racconta di una comunità di utilizzatori Bitcoin sotto shock per l’arresto del vicepresidente della fondazione. Il resto sarà cronaca giudiziaria. Di sicuro l’arresto di Shrem non minerà il funzionamento tecnico di Bitcoin, moneta digitale che esisterà finché ci sarà una rete non centralizzata di utilizzatori del client software che permette gli scambi, e questo indipendentemente dalla sorte della Fondazione Bitcoin di Shrem, che si occupa di promozione e standarizzazione del prodotto. Il client di Bitcoin è infatti un software open source rilasciato sotto licenza open “Mit”, il che permette modifiche e il rilascio di nuove e differenti versioni. In altre parole non c’è un proprietario di Bitcoin, per quando la fondazione Bitcoin rappresenti – nei fatti – la moneta e la comuità di utilizzatori di fronte ai media e agli sviluppatori. Sul forum della Fondazione si è scatenata un’animata discussione sull’arresto di Shrem. Altro è invece il discorso che riguarda possibili e magari anche brusche variazioni del valore della moneta digitale. Non sarebbe però la prima volta.
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Foto di Charlie Shrem tratta da Wikipedia.

