Il direttore di Radio Popolare di Milano Danilo De Biasio chiede nel microfono aperto serale, dopo il voto alla Camera in cui Berlusconi conquista la fiducia della maggioranza per tre (3) voti: di chi è la colpa.
E ripete la domanda in modo quasi ossessivo. Perché, come è potuto succedere che un Berlusconi che sembrava (era) all’angolo sia riuscito a ribaltare un risultato che un mese fa era annunciato e sicuro?
Già, un mese fa. Perché la politica è tempo, come insegnano i classici da Machiavelli in poi, ieri era troppo presto, domani sarebbe troppo tardi, oggi è il momento giusto: E invece la sfiducia si è votata domani, quando era troppo tardi. Ovvero il Presidente Napolitano ha deciso che i tempi andavano dilatati in nome della real politik forse, o perché più realista del re, o perché temeva uno sconquasso non governabile, o per paura dei banchieri, ahimè che cattiva consigliera è la paura, poco importa, fatto è che Berlusconi, che un mese fa sarebbe caduto come una foglia secca, si è ripreso, ha iniziato le grandi manovre della corruzione, della lusinga, della calunnia, dell’intimidazione e del ricatto a tutto campo, ma soprattutto concentrandosi sul Parlamento trasformato da luogo della rappresentanza del popolo e sede del Legislatore, in un piccolo, misero luogo mercantile che giorno dopo giorno sempre più affondava nell’indegnità, fino a rimanerne sommerso. Che non è questione solo dei singoli deputati felloni, ogni onorevole deve sapere e sentire che egli è compartecipe del degrado istituzionale vergognoso. E’ stato fatto un danno all’immagine e alla pratica della democrazia rappresentativa terribile, forse irrimediabile, certo di lungo periodo, per esempio nella coscienza delle giovani generazioni. Chissà se Napolitano c’ha pensato mentre lasciava tempo e spazio al nauseabondo mercato.
Ma non è colpevole Napolitano, in politica non ci sono colpe, solo responsabilità.
E, non a caso, quando si è saputo che il parlamento (oramai da scrivere sempre con la minuscola) aveva votato la fiducia a Berlusconi, il clima della piazza e delle manifestazioni che attraversavano Roma è cambiato, come tutti gli osservatori hanno sottolineato. Il divario tra le migliaia di giovani coi loro bisogni e desideri, e il luogo della rappresentanza politica, è diventato un baratro, e in quel baratro, in quella ferita si è aperta la via per l’azione diretta di scontro, si è aperta una lacerazione nella convivenza civile, chi non era in alcun modo rappresentato, ha deciso di farsi sentire in altro modo, quello della strada. Poi si parlerà di infiltrati, o di altro, ma non c’è chi non veda come la rabbia stia montando nel paese, troppe le violazioni dei diritti, troppe le umiliazioni, troppe le prepotenze, troppe le voci inascoltate, troppe le montagne di spazzatura, troppe le montagne di ore in cassa integrazione, troppe le ore da precari, troppe le distruzioni del bene comune, troppe le menzogne, le volgarità, le oppressioni di un potere che appare senza freni. Sta montando tra i giovani, tra gli studenti, tra gli operai, tra gli immigrati, tra i ricercatori, questa rabbia, d’altra parte colta recentemente da Fini quando disse, siamo già oltre Berlusconi, e o lo mandiamo a casa noi o ci penserà il popolo italiano.
Non so se la maggioranza del popolo, certo una buona parte è arrivata al limite della sopportazione di un paese che affonda nella melma, la più maleodorante. E domandiamoci se la vittoria numerica per tre voti è anche vittoria politica. Credo di sì, credo proprio di sì. Non nel senso che questo governo governerà qualcosa, ma non è il suo problema, non lo è mai stato, il governo, ma nel senso che adesso Berlusconi è di nuovo il mattatore, di nuovo controlla l’agenda e può scegliere i tempi e i terreni di scontro e di dominio. Può allargare la maggioranza, oppure andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale, la porcata, e con le leve del governo in mano, in particolare con Maroni ministro degli interni. Se a questo si aggiunge la sua rituale abilità nella propaganda e nella manipolazione dell’opinione pubblica, beh c’è poco da stare allegri.
Pensando poi allo stato dell’opposizione, si diventa del tutto tristi. Basti riflettere sul fatto che tre voti favore di Berlusconi vengono dal centrosinistra, due dalla lista Di Pietro, l’uomo della integrità morale e della legalità tanto conclamata a parole e altrettanto claudicante nella pratica, parchè li ha scelti lui i parlamentari, essendo che con il porcellum, l’attuale legge elettorale, sono i segretari a decidere chi saranno i rappresentanti del popolo (mai dizione fu più falsa!). Il terzo è quel Calearo, il padrone metalmeccanico, portato sugli scudi del PD da Veltroni, come simbolo della avvenuta fine della lotta di classe e del conflitto tra padroni e operai, in nome del fatto che finalmente Veltroni stesso, esempio di progresso armonioso e collaborazione tra le classi,aveva imparato l’inglese, da I care a we can. E chi li voterà, chi voterà l’IDV e il PD, con la chicca del sindaco di Firenze che va a Arcore, la villa privata dei festini di Berlusconi, poche ore prima del voto in Parlamento?
Rimane Fini, con Futuro e Libertà, un bel nome, e una bella battaglia contro il tiranno, Fini che oggi ha subito una dura sconfitta nella sua ipotesi di rifondazione democratica della destra italiana. Francamente c’è da sperare che egli tenga la barra diritta nonostante le manganellate elettroniche a cui sarà viepiù sottoposto, tenga la barra diritta anche al prezzo di perdere qualche pezzo. Con lui Casini, sperando che non si svenda e io dico: viva il terzo polo, che cresca in fretta. E sull’altro fronte Vendola, a patto di non voler arraffare una vittoria purchessia, o l’apparenza di una vittoria dentro il PD. Sarebbe la sua fine, e sono fatti suoi, ma anche quella di molte persone di sinistra.
Vendola che ha avuto due grandi meriti: di ri/proporre un immaginario bello per la sinistra dopo i tempi del Gulag, e di fare irrompere in modo nuovo la questione meridionale fin dentro la pianura padana (mi riferisco al suo appoggio al candidato sindaco per Milano Giuliano Pisapia). I prossimi mesi saranno comunque piuttosto agitati, e possono diventare furiosi, la crisi galoppa, la spazzatura avanza, e il troppo storpia anche nel nostro amato, nonostante tutto, parlamento che non può, assolutamente non può essere ridotto a un bivacco del foro boario, pena l’incendio delle strade e il blocco dei campanili.
Se ogni speranza di essere in qualche modo rappresentato è vana, se a me precario, a me giovane, a me studente, a me operaio, a me ricercatore, a me immigrato, e ancor peggio se sono femmina, se a tutti noi ogni via per rappresentare i nostri bisogni e desideri è preclusa dentro e in relazione alle istituzioni rappresentative, cioè se ogni democrazia mi è vietata, allora si apre il varco per l’insorgenza, questa rimane l’unico modo di far valere la mia esistenza materiale, e i miei diritti politici e civili.
Una insorgenza, che se dovesse diventare l’extrema ratio, personalmente mi auguro totalmente non violenta, magari nella forma della disobbedienza civile di massa.
Bruno Giorgini


Un commento
Già.
La vittoria per tre voti è anche vittoria politica.
Solo ragioni (comprensibili ) di propaganda possono cercar di nascondere il risultato politico ottenuto da B.
Quanto al tempo concesso da Napolitano, personalmente temo che non sarebbe cambiato granchè. Tra l’altro il tempo concesso scadeva il giorno stesso della sentenza della Corte su Berlusconi. Non proprio una concessione piena.
D’accordo su Vendola, se appunto non commette l’errore, il facile errore a questo punto, di voler scalare il PD. Conviene stare esterni e più forti per incalzare, condizionare, riaprire un processo per una nuova sinistra ,possibilmente ampia e attrattiva (nelle alleanze poltiche ed elettorali) verso un terzo possibile polo.
Dopo l’Ulivo,e dopo l’Unione conviene pensare a un Sinistra – Centro.
Dove la sinistra fa la sinistra con un’identità definita, tanto definita da poter permettersi alleanze al centro senza perder consensi.
Una nuova sinistra unita del 30% è tutto ciò che serve in prospettiva.
A quel punto non s’insorge ma si risorge. A nuova vita.
Forse.