Vannini e Zanzi indagati per l’affaire Cazzola

6 mag. – La Procura di Bologna ha iscritto nel registro degli indagati per violazione della privacy e pubblicazione arbitraria di atti giudiziari Alberto Vannini, capogruppo in Consiglio comunale de La tua Bologna, Marco Zanzi, già capo di gabinetto di Giorgio Guazzaloca e ora nel suo staff, e Filippo Mineo, l’ex funzionario dei servizi segreti che ha indacato i guazzalochiani come i mandanti di quello che il magistrato Luigi Persico ha definito «una complessa manovra politica».

Il legale di Vannini, Gabriele Bordoni, ha ottenuto qualche giorno di tempo «per studiare le carte», prima che il suo assistito sia sentito dal pm. E’ invece tornato in Procura l’ex funzionario, per aggiungere che, domenica scorsa, dopo la divulgazione della visura, Vannini gli avrebbe chiesto di coprirlo e di mentire al magistrato, mentre Mineo avrebbe provato a convincere il consigliere ad andare insieme a cosituirsi, preoccupato per aver messo nei guai l’amico a cui aveva chiesto di procurargli il documento cercato da Vannini e Zanzi (quello che attesta il patteggiamento per evasione fiscale di Alfredo Cazzola, candidato sindaco del Pdl), senza dirgli di essere ormai in pensione. Si sente tradito da chi gli aveva promesso di distruggere quel pezzo di carta, che, invece, lo stesso Vannini avrebbe ammesso con Mineo di aver dato in mano a D’Onofrio, dietro la promessa di non rivelarne la fonte «nemmeno sotto tortura».

La Procura ha chiesto alla Digos di verificare se questo fax sia arrivato e dove, visto che l’ex funzionario sostiene di aver chiesto al suo amico di spedirlo nell’ufficio di Vannini e, per accertarsi che fosse arrivato, il 27 aprile si è recato nella sede dei guazzalochiani in via de’ Toschi, dove avrebbe visto il documento nelle mani di Zanzi.

Vannini, oggi rimasto in via de’ Toschi, nega tutto, anche di conoscere Mineo: «Mi sembra una polpetta avvelenata», ha detto, e «Io sono tranquillo, so di non avere divulgato nulla».

Questa mattina è stato sentito dal pm come persona informata dei fatti Serafino D’Onofrio: «Ho detto al magistrato che ho ricevuto in forma anonima un documento contraffatto e oggi glielo ho consegnato», ha riferito il consigliere di Bologna Città Libera dopo il colloquio. «Ora sarebbe il caso di spostare l’attenzione sul contenuto», ha aggiunto.

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