
3 lug. – Bologna è un buon posto dove lavorare per le donne e in città la speranza di vita è superiore alla media nazionale. Sono dati del primo rapporto UrBes. E’ la declinazione locale del Bes, l’indicatore del benessere equo e sostenibile, nato da Istat e Cnel per cercare parametri di benessere diversi dalla ricchezza del Pil.
Bologna è stata prima fila, insieme con Laboratorio Urbano, a volerlo applicare in vista anche della città metropolitana e nel primo rapporto le città coinvolte sono sedici. Gli indicatori sono pochi, se confrontati con quelli del Bes nazionale, ma sono sufficienti per dare un quadro positivo della città, seppur con qualche ombra. A Bologna c’è una maggiore speranza di vita, più istruzione, partecipazione alla vita politica, ma più omicidi, unico dato disponibile per la sicurezza.
A fronte di un numero limitato di indicatori, il Comune ha somministrato un questionario per raccogliere altri dati. E’ ancora disponibile online per chi volesse compilarlo sul sito del comune. E’ già stato completato da più di 3mila lavoratori di alcune istituzioni pubbliche e private (dipendenti di Comune, Ausl, Universita’, ma anche di Unipol), entro settembre l’amministrazione vorrebbe arrivare a quota 6mila per poi presentare i dati. Qualcosa però è già possibile anticipare.
Gianluigi Bovini è il direttore del dipartimento programmazione del comune
“L’obiettivo e’ raccogliere delle indicazioni per orientare ancora meglio l’azione dell’amministrazione e incidere sul benessere dei cittadini”, spiega la vicesindaco Silvia Giannini.

