Bauman a Bologna: “La crisi dell’Europa ha a che fare con la condizione umana”


10 sett. – Sono incertezza e impotenza a dominare. Il sociologo Zygmunt Bauman, domenica scorsa a Bologna al festival dell’Unità, descrive così il nostro tempo. E la risposta per trovare la via d’uscita sta in una rivoluzione culturale, un compito difficile e una soluzione non immediata. Bauman è partito dal ricordo della moglie Janina, scrittrice e militante, per analizzare la crisi dell’Europa e la dicotomia tra potere globale e politica, ancora ancorata alla dimensione nazionale e schiacciata tra la ricerca del consenso dei cittadini e le istanze di realtà, i mercati, gli speculatori, le grandi multinazionali. Ascolta l’intervento

montaggio baumann

Occorre sperimentare, alla “ricerca di un’azione politica collettiva che abbia senso“. Per Bauman ci sono delle capacità estremamente importanti, che non sono quantificate nel Pil di un paese: la capacità di creare relazioni, la socialità, la gioia per il proprio lavoro, per il collaborare. Non sono valorizzate nella società di oggi, e noi tendiamo a perderle.

Qual è la via d’uscita? Cosa fare e chi deve fare? Parlando di rivoluzione culturale l’attenzione si è spostata sul sistema educativo: è in grado di portare  questo peso? Proprio a questo tema è dedicato un libro del sociologo, preparato insieme a Riccardo Mazzeo: “Conversazioni sull’educazione”.

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