Nel 2015 i circa 30mila stabilimenti balneari disseminati per la penisola dovranno essere messi all’asta. Lo stabilisce la direttiva Bolkestein contro cui i sindacati dei bagnini hanno scioperato il 2 agosto scorso. La paura dei titolari delle concessioni, che secondo le regole vigenti avevano la sostanziale certezza che, una volta acquistata una concessione, molto difficilmente se la sarebbero vista togliere, è di perdere tutto. Pur avendo una durata di sei anni, le concessioni demaniali sono regolate da un sistema di rinnovo quasi automatico per i gestori che ha consentito loro, negli anni, di accedere a mutui pluriennali per migliorare le strutture.
La paura di Giuditta, titolare del bagno Oliviero di Marina di Massa, è di perdere tutto. Come ci ha raccontato durante AngoloB, per l’acquisto della concessione ha dovuto, venduta la casa e stipulato un mutuo, spendere circa 2 miliardi delle vecchie lire. E’ già da alcuni anni che Giuditta e famiglia contestano la Bolkestein e anche il 2 agosto scorso, pur non scioperando, hanno partecipato alla mobilitazione con volantinaggi e sensibilizzazione della clientela.
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Critici contro la direttiva Bolkestein e la sua applicazione alla questione spiagge sono anche gli ambientalisti di “Salviamo il paesaggio”. Il punto fondamentale per Sandro Mortarino è la “monetarizzazione di un bene comune”: mettendo all’asta beni come le spiagge con il semplice criterio del maggior guadagno si rischia di far perdere valore al concetto di bene comune che andrebbe invece rilanciato.
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