Azzolini rapito e ucciso per un presunto tesoro

5 giu. – Doveva essere un sequestro lampo, organizzato da persone che conoscevano Silvano Azzolini e che volevano farsi indicare dove nascondesse un presunto tesoro. Finora, però, gli inquirenti non hanno trovato traccia del denaro. Sono i soldi il movente del sequestro artigianale realizzato il primo giugno a Castenaso e conclusosi forse lo stesso giorno con l’uccisione del rapito, per ragioni ancora da chiarire. Come sono ancora da determinare le responsabilità dei due cittadini italiani fermati ieri dai carabinieri: Flavio Dell’Erba e Giuseppe Corcione, titolare e operaio della CDG Group, un consorzio di manutenzione e pulizia con sede a Bologna in via Stoppato, per ora gli unici indagati. La ditta avrebbe svolto lavori per Azzolini e il suo titolare avrebbe avuto una relazione con la commercialista nel cui studio la vittima aveva in uso una stanza, a Castenaso. Corcioni, rintracciato dai carabinieri a Reggio Emilia, a casa di un parente, sostiene che Dell’Erba fosse a conoscenza del progetto di rapimento; quest’ultimo nega tutto.

Il furgone usato per il sequestro e ripreso dalle telecamere è stato trovato due notti fa nella sede dell’impresa. Da lì gli inquirenti sono risaliti ai due uomini, interrogati ieri notte. E’ stato Corcione a indicare dove potesse essere il corpo di Azzolini, trovato ieri verso le 23 sull’Appennino forlivese, in una zona dove sono ancora in corso perquisizioni. Aveva il volto tumefatto, le mani legate dietro la schiena. L’autopsia chiarirà le circostanze della morte.

Le indagini, curate dalla Direzione distrettuale antimafia e dai Carabinieri di Bologna, sono ancora in corso. Sarebbero coinvolte altre 4-5 persone originarie dell’Europa dell’est, che avrebbero fatto da manovalanza.

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