FOTO/VIDEO Azione di Hobo per sconti alla Feltrinelli di Bologna

Bologna 16 dic. -Richiesta di sconti alla libreria Feltrinelli di Porta Ravegnana, a Bologna. Un gruppo di studenti del collettivo Hobo verso mezzogiorno è entrato nella storica libreria chiedendo una riduzione sul costo dei  libri del 50% e una tessera speciale per precari e studenti che dia diritto a sconti. Durante l’azione sono stati distribuiti volantini: “Natale della crisi: sconto 50% su tutti i libri”.

Dopo una ventina di minuti sono entrati 4 agenti delle volanti della Polizia, altri si sono mescolati al pubblico in borghese. Una trentina di attivisti di Hobo hanno bloccato con uno striscione alcune casse, rallentando le operazioni di pagamento dei clienti. Attorno all’una la fine della manifestazione. “Torneremo alla Feltrinelli”, promettono gli attivisti.

Nel pomeriggio sono arrivati dei messaggi di sostegno da Bifo, Valerio Evangelisti e dai Wu Ming.

Scrive Franco Berardi: “Il monte salari complessivo si è ridotto della metà negli ultimi dieci anni, le tasse universitarie crescono, mentre più della metà dei giovani sono disoccupati, e la qualità culturale dell’università sprofonda. C’è da meravigliarsi se qualcuno chiede una riduzione del prezzo dei libri? Wilhelm Reich scrisse un giorno: ‘quel che è stupefacente non è che la gente rubi. Stupefacente è il fatto che la gente non rubi in continuazione.’ Confesso che il mio stupore è il medesimo. Come mai i giovani precari disoccupati, impoveriti e insultati quotidianamente dal regime dell’ignoranza non organizzano assalti massicci ai grandi magazzini, come mai non si impadroniscono dei beni culturali dei quali hanno assoluto bisogno? Sicuramente c’è qualcosa che non capisco”.

Scrive Valerio Evangelisti: “Non si chiama la polizia contro giovani che chiedono uno sconto sui libri, quasi che fossero ladri comuni. Sappiamo tutti quale sia la condizione giovanile oggi, sotto il profilo economico come sotto quello culturale. L’azione di Hobo alla libreria Feltrinelli intendeva denunciare questa condizione con un gesto simbolico e assolutamente non violento, dal costo irrilevante per i gestori. Si è scelta la repressione invece di una possibile trattativa, come è avvenuto in passato in circostanze analoghe. Segno di tempi mutati in peggio, in cui anche chi dovrebbe essere più sensibile, per tradizione e immagine, ai bisogni giovanili, preferisce ricorrere alla forza e al rifiuto del dialogo. Spero che ciò non abbia a ripetersi mai più”.

Infine i Wu Ming, che da twitter appoggiano la protesta e invitano ad esternderla:

 

 

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