9 dic. – Da gennaio gli assegnatari delle case dell’edilizia pubblica pagheranno in media oltre il 20% in più d’affitto. Lo denuncia il Sunia che critica la decisione dei Comuni della provincia di Bologna e propone di ridurre gli sprechi.
Gli aumenti sono stati decisi a fronte dei tagli del Governo e prevedono aumenti differenziati a seconda della fascia di reddito degli inquilini: pochi euro per la fascia più bassa, anche 100 euro in più al mese per quella più alta. Secondo il sindacato degli assegnatari l’aumento sarà un colpo molto duro per tutti: per chi, sotto la soglia di povertà, già ora è costretto a ricorrere alla mensa della Caritas e per chi, pur avendo un reddito regolare, ha visto la crisi erodere il suo potere d’acquisto.
La fotografia degli abitanti delle case popolari mostra una popolazione in difficoltà: il 50% sono pensionati e molti dipendono dall’assegno sociale. “Dire che questi soldi servono per ristrutturare nuove case e quindi assegnarle significa innescare una guerra tra poveri” dichiara il segretario provincia del Sunia Mauro Colombarini che aggiunge che le domande per gli affitti popolari sono in costante aumento e il calcolo delle fasce di reddito è stato fatto partendo dalla situazione economica precedente alla crisi.
Gli assegnatari chiedono che i tagli vengano fatti agli sprechi: propongono di accorpare le nove ACER che gestiscono il patrimonio pubblico in Emilia Romagna, di ridurre gli alloggi vuoti che creano degrado e non producono nessun ritorno economico e di riconoscere e favorire le migliorie agli impianti che spesso gli inquilini sono disposti a fare.
Alla luce di questi aumenti per una fascia di popolazione in difficoltà il Sunia critica la proposta della “cedolare secca”, cioè la riforma della tassazione a favore dei proprietari immobiliari che non farebbe differenza tra chi affitta con canoni concordati e chi a prezzi gonfiati.

