4 ago. – Un attentato ha danneggiato l’ufficio direzione del centro di cultura islamica di via Pallavicini. Secondo le prime ricostruzioni, alle prime luci dell’alba, ignoti hanno tagliato con delle cesoie la recinzione metallica, hanno rotto con una pietra il vetro di una porta di sicurezza e gettato all’interno dell’ufficio del liquido infiammabile. Le fiamme hanno distrutto alcune sedie, danneggiato le scrivanie dell’ufficio, aggredito alcuni libri e annerito le pareti. I danni sono stati contenuti e le fiamme non hanno raggiunto la caldaia a gas che si trova nella stanza. In mattinata, poco prima delle nove, chi ha aperto il centro si è accorto del danno ed ha subito avvisato la polizia. La scientifica ha fatto i rilievi del caso e si è portata via le cesoie abbandonate vicino alla recinzione tagliata, la pietra con cui gli attentatori hanno sfondato il vetro della porta e altri reperti.
L’attentato non è stato rivendicato e il presidente del centro, Radwan Altounji, parla di “un atto di vigliaccheria inutile”. “Quello che abbiamo subito – prosegue Altounji – è del danno senza che questo danno abbia creato del bene a qualcun altro”. Secondo il presidente del centro “è un atto premeditato, già programmato e voluto” che per fortuna non ha causato danni maggiori: “poteva dare fuoco a tutto il palazzo”. Chi può essere stato? “Fortunatamente non conosco uno a Bologna che possa odiare in questo modo” dice Altounji che invita gli autori del gesto a spiegarne almeno il motivo: “Se sono coraggiosi dicano le loro motivazioni” anche rimanendo nell’anonimato. “Reagiremo con tanta saggezza” promette Altounji, “ma vogliamo che non si ripeta nel futuro”.

