30 mar. – Danneggiamento e uso di materiale esplodente: su queste ipotesi di reato, al momento a carico di ignoti, sono al lavoro gli inquirenti nell’inchiesta aperta in seguito agli attentati incendiari dei giorni scorsi alle sedi di Eni e Ibm in città. La Procura punta però a contestare anche il reato previsto dall’articolo 280 bis del Codice penale, ovvero atto di terrorismo con utilizzo di esplosivi. Per questo la Digos è al lavoro per trovare elementi sufficienti a sostenere questa ipotesi di reato. Il procuratore capo Roberto Alfonso al termine del vertice di questa mattina con i pm del pool anti-terrorismo Enrico Cieri e Luca Tampieri e alla Digos, ha fatto il punto sulle indagini che puntano verso l’ambiente anarco-insurrezionalista. “Auspico che il prima possibile si riesca a individuare queste persone – ha proseguito Alfonso – E’ l’obiettivo per cui stiamo lavorando“.
Gli investigatori sono al lavoro sul materiale sequestrato l’altra notte nella case dove sono state eseguite delle perquisizioni (5 a Bologna e 3 a Ferrara) e sulle tracce raccolte nei luoghi degli attentati dei giorni scorsi per confrontarle con i reperti di altri attentati per cui è stata ipotizzata la matrice anarco insurrezionalista avvenuti in città negli ultimi 3 anni.

