Bologna, 30 mag. – In consiglio comunale esplode il conflitto tra Pdl e Lega da una parte, e la giunta Merola dall’altra. Tema del contendere la situazione del cassero di Porta Santo Stefano, utilizzato da 15 anni dai collettivi di Atlantide ed ora, dopo un bando che ha assegnato lo stabile ad altre associazioni, formalmente occupato.
I consiglieri della destra hanno accusato il sindaco di essere “ostaggio” di Sel e centri sociali, hanno chiesto lo sgombero immediato e il “ripristino della legalità”, e a Palazzo d’Accursio hanno anche portato un pupazzo con le sembianze del primo cittadino. “Merola è un fantoccio”, ha detto il pidiellino Michele Facci prima della conseguente sospensione della seduta.
Ai numerosi interventi pro sgombero della destra ha risposto l’assessore alla cultura Alberto Ronchi. Ronchi ha espresso a nome di sindaco e giunta la solidarietà alla presidente del quartiere Santo Stefano Ilaria Giorgetti per gli attacchi verbali che ha ricevuto durante il corteo antifascista del 24 maggio, ma ha ricordato che “il Cassero di Porta Santo Stefano è una cosa, chi ha manifesto contro Giorgetti un’altra. Fare di tutte le erbe un fascio non è il modo migliore di risolvere i problemi”.
“Noi difendiamo la legalità” ha detto Ronchi prima di riassumere la situazione del cassero. “E’ stato fatto un bando in cui il Cassero di Porta Santo Stefano è stato diviso in due, piano terra e primo piano. L’associazione Xenia ha avuto il primo piano, Evoè ha ottenuto il piano terra. Al terzo posto è arrivata l’associazione Eccentrica-Donne di Mondo, cioè gli attuali occupanti. Visto che Xenia ha rinunciato sorge un problema di legalità, perché la legalità è un concetto complesso. Nel momento in cui Xenia rinuncia vale la graduatoria e quindi chi è arrivato terzo può andare al piano di sopra? Un’amministrazione intelligente prima di prendere provvedimenti deve accertarsi se l’interpretazione che ho dato è reale, e se non è così ragiona in altri termini. Nei tempi più brevi possibili ripristineremo la legalità, tenendo conto del bando e di quanto avvenuto in questo periodo.”
Per la giunta è dunque l’avvio di una riflessione sul futuro del cassero di Porta Santo Stefano. Un cambio di posizione, rispetto alla lettera di sfratto consegnata lo scorso primo aprile, dovuto anche al mutare della situazione causato dal ritiro di Xenia.
Abbiamo chiesto un chiarimento all’assessore. “E’ in corso un’analisi tecnica sul bando – spiega Ronchi – Non si può sgomberare un posto dove magari ci sono gruppi che, visto l’esito del bando e il ritiro di un’associazione vincitrice, ora hanno il diritto di stare lì. Sarebbe il trionfo dell’illegalità“.
“Quello che è successo questa mattina – spiega Beatrice del laboratorio Smaschieramenti, uno dei colletivi che occupano il Cassero – denota un forte nervosismo nel centro destra, sia in consiglio comunale che in quartiere. In questi giorni siamo stati bersaglio di una campagna stampa, e per questo stesso motivo mercoledì sera è stata negata una sala pubblica richiesta nel quartiere Santo Stefano, sala prenotata regolarmente dal comitato Esa (Esperienze Sociali Autogestite) che è finita nel mirino del quartiere perché a quell’incontro avrebbe partecipato anche Atlantide. Quello che sta succedendo per noi non fa altro che dimostrare il fatto che il bando per il cassero di Porta Santo Stefano è stato costruito appositamente per buttarci fuori da questi spazi”.
Atlantide, torna la trattativa. Sel chiede un tavolo. Le attiviste: “Noi ci siamo”

