Bologna, 24 mag. – Perde ancora pezzi il bando per l’assegnazione del Cassero di Porta Santo Stefano. Utilizzato – e ora formalmente occupato – dai collettivi di Atlantide da quasi 15 anni, il Cassero doveva essere assegnato alle tre associazioni risultate vincitrici del bando del 2012, Mondodonna, Xenia e Evoè. La prima, Mondodonna, ha però rinunciato già nel 2012. Ora arriva una nuova rinuncia, quella dell’associazione Xenia. Il motivo? Xenia ha partecipato ad un bando del quartiere Navile e ha riottenuto in assegnazione la sua storica ed attuale sede, quella di via Marco Polo 21/23.
“Ancora non sappiamo se dobbiamo fare atto formale di rinuncia o quale strada seguire – spiega Marzia Casolari, presidente di Xenia – Visto però che abbiamo avuto l’assegnazione dal quartiere Navile e che Santo Stefano non ci ha proposto alternative al Cassero occupato, noi preferiamo restare dove siamo. Siamo radicati nella zona e quella di via Marco Polo è per noi una sede operativa, quella del Cassero non lo sarebbe stata”.
Nonostante due rinunce su tre Ilaria Giorgetti, presidente del quartiere Santo Stefano, rimane ferma sulle sue posizioni. “C’è stata una nuova rinuncia? Certo, è perché stavano aspettando da tre anni e hanno preferito altre soluzioni. Per me non cambia nulla. Chiamerò il sindaco e lo solleciterò a far rispettare le regole e a difendere la sua presidente di quartiere”. “Gli spazi del Cassero – continua Giorgetti – devono rientrare in possesso delle istituzioni”. A Porta Santo Stefano, spiega la presidente del quartiere, potrebbero andare i vigili che attualmente occupano alcune stanze in via dei Lamponi in condivisione con gli uffici dei servizi sociali. “E non c’è spazio per tutti”. Oppure, e sembra questa la soluzione più praticabile, c’è l’idea di aprire un nuovo centro anziani visto che quello di via Aglietta è stato chiuso in primavera. “E comunque – conclude Giorgetti – se mi costringeranno andrò porta a porta a fare volantinaggio e a informare i bolognesi di quello che sta succedendo nel loro territorio”.
I collettivi di Atlantide hanno ricevuto un avviso di sfratto dal Comune di Bologna il primo aprile 2014 in seguito ad un bando, da loro contestato, del 2012. Dopo l’appello di Sel per l’apertura di un tavolo urgente di trattativa i collettivi hanno aderito alla proposta, “perché il pasticcio dello sgombero lo deve risolvere la politica, non la celere”. Al tavolo, se si farà, dovrebbero sedersi Comune, occupanti e associazioni assegnatarie del bando, quindi ormai solo Evoè.

