Con piccoli cartelli, uno per lettera hanno composto la scritta “Atlantide deve vivere“. Così oggi hanno interrotto il Consiglio Comunale i collettivi femministe, gay, queer, lesbiche e punk, che dal 1998 fanno attività all’interno del cassero di Porta Santo Stefano e che rischiano di venire sfrattati per lasciare posto ad altre associazioni vincitrici del bando comunale.
In una cinquantina sono entrati dentro Palazzo d’Accursio, poi trenta di loro anche all’interno del Consiglio, presentando regolarmente i documenti all’ingresso. Alcuni di loro portavano anche magliette autoprodotte con scritte a sostegno della campagna. La protesta è scattata a seguito dell’intervento della consigliera Cathy la Torre, proprio sulla situazione di Atlantide. “L’utilizzo del puro strumento burocratico del bando come bussola unica per l’assegnazione di spazi rischia di mascherare l’assenza di scelte politiche sul tema, ingenerando in città una “guerra per gli spazi” ha detto la consigliera di Sel, ribadendo la propria vicinanza ad Atlantide anche perché, ha sottolineato, “gli spazi autogestiti sono miniera di creatività e di proposte”.
L’assessore Matteo Lepore si è detto subito disponibile ad un incontro ma gli attivisti hanno preferito rinviare alla prossima settimana.
Intanto gli attivisti stanno incontrando le associazioni assegnatarie: domani si vedranno con l’associazione Evoè, che si occupa di produzioni cinematografiche e assegnataria degli spazi al piano terra. Mondodonna ha già comunicato la propria rinuncia, aveva vinto la gestione del primo piano, in cordata con l’associazione Xenia.

