“Atlantide deve andarsene”. In arrivo la lettera del Comune di Bologna

atlantide2Bologna, 12 mar. – La richiesta di sgombero non c’è e per il momento non ci sarà. Ad arrivare, ai collettivi di Atlantide, sarà invece una lettera firmata “Comune di Bologna” con l’invito ad abbandonare il cassero di Porta Santo Stefano.

Dopo gli incontri degli ultimi mesi la trattativa tra Atlantide e l’amministrazione si è arenata. Il Comune di Bologna chiede che il cassero sia liberato per assegnare gli spazi che i collettivi di Atlantide usano da 15 anni alle due associazioni vincitrici del bando dell’estate 2012 (la terza, Mondodonna, si è ritirata). I collettivi di Atlantide – Antagonismogay/Laboratorio Smaschieramenti, Clitoristix e NullaOsta – invece fanno muro, rifiutano l’offerta di uno spazio alternativo e contestano la logica del bando. “Se davvero il Comune ha spazi da poter assegnare – spiegano – che li assegni alle associazioni che hanno bisogno. Noi stiamo al cassero di Porta Santo Stefano, è la nostra casa”. Una situazione difficile che sembra non trovare sbocchi, almeno per il momento.

Vicenda complicata, quella degli ultimi anni di vita di Atlantide. Tra un bando annullato durante la gestione Cancellieri, uno perso (e duramente contestato), proteste, trattative interminabili e oltre mille firme raccolte. “Atlantide – recita il testo sottoscritto da 1177 persone – è la sede di gruppi femministi, lesbici, gay, queer e punk dal 1998. Sono questi stessi gruppi che da allora hanno vissuto, fatto vivere e aperto alla città il cassero di Porta Santo Stefano, promuovendo libertà e autonomia per le donne, visibilità politica e (auto)organizzazione femminista e lgbtiq, autoproduzione e distribuzione culturale indipendente, socialità non mercificata”.Negli ultimi giorni un nuovo sviluppo, con un’associazione vincitrice del bando per il cassero di Santo Stefano – Xenia – che preme sulle istituzioni perché a sua volta si ritrova in uno spazio (comunale) che potrebbe essere riassegnato. “A rischio sgombero”, è stato detto. In realtà il quartiere Navile ha deciso di mettere a bando gli spazi di via Marco Polo dove fino ad ora Xenia ha operato, e anche l’associazione uscente è libera di partecipare alla gara. “Ma nessuno li vuole cacciare via, e loro lo sanno”, assicurano dal quartiere.

Abbiamo chiesto a Beatrice, attivista del Laboratorio Smaschieramenti, di raccontarci la storia di Atlantide. “Occupiamo il cassero dal 1998, la situazione attuale è il frutto di una catena di errori da parte dell’amministrazione comunale e delle giunte di quartiere”.

Una storia complicata
Dopo la scadenza della precedente convenzione firmata sotto la gestione di quartiere del democratico Forlani, nell’estate 2012 il quartiere Santo Stefano (governato dal Pdl) pubblica un bando per mettere a gara gli spazi di Porta Santo Stefano. Un bando, ha spiegato la presidente del quartiere, Ilaria Giorgetti, “che non ha discriminato nessuno ma ha ovviamente privilegiato le associazioni attive in orario diurno. Quelli non sono locali per fare feste o tirare fino al mattino”. Arrivano i risultati a fine 2012: le associazioni lgbt di Atlantide devono andarsene, dentro invece le tre vincitrici, Xenia, Mondodonna e Evoè. Durissima la reazione degli occupanti: “Ci fanno sapere che Atlantide deve morire e che i collettivi dovrebbero andarsene in favore di tre associazioni completamente estranee alla sua storia più che decennale del posto. Resisteremo”. Da qui una serie di proteste pubbliche e una petizione online che raccoglie centinaia di firme. “Dietro la burocrazia di questo bando – spiega un’attivista – c’è la scelta politica di sbatterci fuori perché siamo femministe, gay, lesbiche, trans e queer. E perché con quello che facciamo creiamo confronto e conflitto. A qualcuno non piace e ha messo a bando il cassero di Santo Stefano come se fosse uno spazio vuoto”. Mondodonna si ritira in fretta, Xenia e Evoè stanno alla finestra, ma ora chiedono di poter usufruire degli spazi. Xenia perché “a rischio” di perdere la sua vecchia sede, Evoè perché altrimenti il progetto “di un museo con tecnologie innovative” non si potrà realizzare.

Abbiamo intervistato Daniele Paganelli di Evoè. “Vogliamo fare un museo dentro il cassero di Porta Santo Stefano, ma senza la sicurezza di entrare non possiamo partire con la progettazione”.

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Il bando contestato
L’oggetto del contendere (e della polemica) è il bando di assegnazione degli spazi di Porta Santo Stefano di un anno e mezzo fa. Per il centrodestra che governa il quartiere una procedura trasparente che ha selezionato i nuovi assegnatari dei locali, per gli occupanti di Atlantide una mossa politica per liberarsi di loro. A esprimere solidarietà ad Atlantide si è mosso un anno fa il mondo gay bolognese, a cominciare dal Circolo Arcigay “Il Cassero”. “Quello del centrodestra è un atto politico sbagliato che impoverirà la città – ha spiegato Vincenzo Branà – E’ da 15 anni che ad Atlantide si è creata una rete di associazioni che si occupano di tematiche lgbt. E’ insensato non tenerne conto, così come non ha senso mettere a bando uno spazio vivo e vegeto che produce cultura. Così tra l’altro si scatena solo una guerra tra poveri, tra le associazioni che vogliono entrare e quelle che già ci sono”.

Per la presidente del quartiere Santo Stefano, Ilaria Giorgetti invece le cose non stanno affatto così. “Il bando – ha spiegato a dicembre 2012 – è stato votato da tutti i consiglieri di quartiere ed è un documento trasparente. Hanno vinto altri, quindi non resta che rispettare quel bando condiviso da tutte le parti politiche. E’ come se scaduto il contratto di affitto l’inquilino volesse restare in casa. Le regole sono regole. A valutare i progetti che hanno partecipato al bando non sono stati dei politici, ma una commissione tecnica e quindi imparziale”.

Cathy La Torre, capogruppo dei vendoliani in Comune, sparò tempo fa a zero sulla decisione del quartiere Santo Stefano di mettere a bando gli spazi di Atlantide. Oggi ripete quelle stesse considerazioni, ricordando come Atlantide sia stata una delle poche realtà convenzionate ad non aver avuto il rinnovo, e chiede che si trovi una soluzione politica, “e dopo tutto – dice – gli stessi bandi sono precise scelte politiche, non semplici atti tecnici. Così si rischia una guerra tra associazioni”.

Queste dunque le posizioni in campo. Rispetto ad un anno fa, quando uscirono i risultati del bando, c’è però una sostanziale differenza. All’epoca l’interlocutore di Atlantide era il quartiere Santo Stefano a guida Pdl. Adesso a chiedere ai collettivi di andarsene sarà direttamente il Comune di Bologna.

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Foto tratte della pagina facebook di Atlantide e dal blog Atlantideresiste.

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