17 feb. – “E’ stata una prova di democrazia“. Non ci sta il Rettore dell’Alma Mater, Ivano Dionigi, ad essere dipinto come un monarca assoluto e risponde a chi, studenti ma anche docenti e ricercatori, lo ha accusato di poca democraticità nella nomina della commissione che dovrà creare il nuovo statuto dell’Ateneo.
Impossibile, per Dionigi, che la riforma della “costituzione” dell’università sia fatta assemblearmente, con democrazia diretta: “O si riconoscono gli organi o non si va da nessuna parte“. Il Rettore rivendica la scelta di cambiare lo statuto, proposta che aveva avanzato nel corso della sua campagna elettorale per l’elezione al vertice dell’Alma Mater: “Gelmini o non Gelmini si sarebbe dovuto fare”. “Dobbiamo recuperare tutti i margini di autonomia che non ci sono stati in quell’iter”, ha detto Dionigi che ci ha tenuto ad aggiungere: “Non faccio lo statuto perché devo sanare i conti”. Rispetto alla preoccupazione manifestata da molti di un’eccessiva apertura ai privati, Dionigi è stato categorico: “Non è la managerialità o la pseudo-managerialità che salva l’università e la cultura”. “La legge – ha proseguito il Rettore – dice che 3 su 11 membri possono essere esterni. Nel mio consiglio ce ne sono 5: Comune, Regione, Governo, e 2 enti di sostegno”. Gli esterni sono nominati anche su indicazione del Rettore e quindi, “dipende da come uno è illuminato, da come uno è onesto” ma “comunque – ha concluso Dionigi – non hanno la maggioranza”.

