Assistenza sessuale ai disabili. Il ddl approda al Senato

Bologna, 24 apr. – Un ddl per riconoscere anche in Italia l’assistenza sessuale per i disabili. Porta come prima firma quella del senatore bolognese Pd, Sergio Lo Giudice, l’iniziativa legislativa che porta in Parlamento la richiesta del Comitato per l’assistenza sessuale, nato un anno fa.

Il testo, depositato in Senato il 10 aprile e presentato oggi, propone, “al fine di tutelare il diritto alla sessualità e al benessere psico-fisico delle persone disabili a ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità”, la predisposizione di elenchi regionali di persone accreditate a svolgere sul territorio la funzione di assistenti “per la sana sessualità e il benessere psico-fisico” di chi ha un handicap grave. Quindi il riconoscimento di una professionalità alle persone che fanno assistenza sessuale ai disabili.

Il senatore Lo Giudice spiega che spesso le persone con una forte difficoltà motoria o psichica tale da rendere impossibile anche atti di autoerotismo, “spesso vengono lasciate sole con le loro famiglie”, e sono le famiglie che spesso cercano delle prostitute oppure devono cercare di gestire un impulso che spesso diventa  aggressività o autolesionismo. Il ddl chiede al ministero di stendere delle linee guida perché le Regioni possano “attivare dei corsi di formazione professionale di assistenti alla sessualità e alla affettività”, in modo che i disabili e le loro famiglie possano accedere a “degli elenchi regionali accreditati di persone che abbiano un minimo di formazione sul piano clinico, sessuologico, psicologico e sappiano quindi accompagnare la persona in una autonomia di una sessualità consapevole”.

Max Ulivieri è uno dei fondatori del comitato, ci spiega che durante quest’anno si sono tenuti diversi convegni sul tema. Ora, è la speranza di Ulivieri, si potrebbero attivare dei corsi  a settembre, ottobre. Ci sono già esempi da altri paesi europei che già danno legittimazione e dignità professionale a questa particolare figura: Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi bassi, Austria.

Negli altri paesi però non c’è una legge specifica, ci sono delle associazioni che tengono i corsi ma non c’è una “inquadratura legale definita come assistente sessuale”. “Noi facciamo un tentativo di essere all’avanguardia” ci dice Ulivieri.

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