Bologna, 20 giu. – Sono 200 gli indagati nell’inchiesta della Dda e della Squadra Mobile su un traffico di ragazzi provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan e arrivati in Italia con falsi documenti. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.
Una settantina tra i ragazzi sarebbe poi finita nelle strutture coordinate da Asp Irides, ospiti in quanto minorenni, pur avendo già superato i 18 anni di età. Gli indagati che appartengono ad Asp (di cui sono soci Comune, Provincia e Fondazione Carisbo) sono quattro: la direttrice Marina Cesari, la sua vice Lucia Chinni e due ex assistenti sociali. Per l’accusa, nell’inchiesta che per altro la stessa Asp aveva sollecitato, avrebbero ospitato giovani maggiorenni senza aver effettuato i dovuti controlli sull’età.
Fino al 2013 la procedura prevedeva che spettasse proprio ad Asp accertare l’età del minore non accompagnato, accertamento complicato, che avviene attraverso l‘esame auxologico (esame delle ossa del polso) che ha una approssimazione di due anni. Dal 2013 invece sono le stesse forze dell’ordine che si devono occupare di questo e ne hanno la responsabilità.
L’assessore Amelia Frascaroli ha subito difeso l’operato di Asp,”L’accoglienza degli stranieri è nostro compito istituzionale”, ha detto Frascaroli, “ed è stata Marina Cesari ad andare in Questura a denunciare i dubbi sull’arrivo di questi ragazzi. Noi abbiamo svolto il nostro compito di protezione a persone che, minorenni o no, erano in posizioni di ricatto e di abbandono e andavano aiutate. Non è nostro compito sapere se dietro all’arrivo di uno straniero c’è sfruttamento o altro, se l’identità è vera o no”.

