Asili privati, il Comune taglia le rette anche di 300 euro

Bologna, 6 apr. – Ci sono nidi privati convenzionati che stanno già vendendo una delibera di giunta prima ancora che sia approvata. Altri invece che non sanno bene che fare, e stanno ancora valutando una situazione “difficile”. Le nuove regole decise dal Comune di Bologna per i nidi di Bologna, se confermate da una delibera che dovrebbe arrivare a breve ma che ancora non c’è, rivoluzioneranno il settore. Non ci saranno più i posti convenzionati nei nidi privati, in cambio le rette di tutti i nidi privati cittadini saranno abbattute anche di 300 euro. La differenza ce la metterà di tasca sua Palazzo d’Accursio. Una novità che da una parte premierà chi ha un reddito alto e può già permettersi di pagare anche 900 per un posto al nido -e che da settembre potrebbe invece pagare solo 575 euro (tariffa massima fissata da Palazzo d’Accursio)- dall’altra permetterà al Comune di riservare tutti i posti dei nidi comunali ai bimbi con famiglie a basso reddito, garantendo quindi al numero più alto possibile l’accesso con retta calmierata.

Questa la teoria. La pratica, per i gestori privati dei nidi di Bologna, è molto più complessa. Perché quei 300 euro di differenza tra la retta che i genitori dovranno pagare e il “prezzo reale” del posto nido il Comune ce li metterà sì, ma solo a certe condizioni. Ad esempio a patto che il nido privato copra almeno il 60% dei posti. Altrimenti la cifra sarà decurtata in percentuale. Una domanda che molti gestori si stanno facendo in questo momento a Bologna è la seguente: “Come facciamo a dire ai genitori quando dovranno pagare se solo a dicembre sapremo in via definitiva quanti posti potremmo assegnare nel nostro nido?”. Gli Open Day sono imminenti, così come le decisioni che dovranno prendere i genitori, e in questi casi la valutazione economica ha un peso importante. Altra questione quella del mix sociale, garantito ad oggi dal sistema misto pubblico-privato. “Fino all’anno scorso i bimbi con redditi alti e bassi frequentavano lo stesso istituto, con le nuove regole invece i bimbi delle famiglie povere finiranno nei nidi pubblici, gli altri invece staranno nei nidi privati”. Poi ci sono le differenze tra quartiere e quartiere, perché se quel 60% di copertura posti potrà essere raggiunto agevolmente nei nidi dei quartieri più ricchi, difficilmente potrà succedere altrettanto al San Donato o al Navile. E lì le difficoltà per i nidi privati aumenteranno esponenzialmente.

Nel frattempo c’è chi si porta avanti con i lavori, e ha già dato il via al marketing. “Grazie ad un accordo sperimentale tra il Comune di Bologna e i Gestori dei Nidi privati per il prossimo anno educativo le rette sostenute dalle famiglie residenti nel Comune di Bologna saranno agevolate”, si legge sull’home page del nido Nonna Elide di via Turati. “Il Comune – spiegano al telefono i responsabili – ha deciso di tagliare le rette di 300 euro ma deve affrettarsi perché c’è già chi sta prenotando e di posti ne restano pochi. Le conviene fissare subito un colloquio”. Il motivo della fretta è semplice: non essendoci più posti convenzionati i privati devono riempire da sé il proprio nido, senza avere posti pre-acquistati (convenzionati) dal Comune di Bologna.

Caterina Segata è la responsabile infanzia della cooperativa sociale Società Dolce.

      Caterina Segata - società Dolce

 

Le reazioni della politica. Aspettando comunicazioni ufficiali da Palazzo d’Accursio, Coalizione Civica ha depositato una domanda di attualità che sarà trattata domani in questione time. Il consigliere comunale Federico Martelloni chiede “se la notizia risponda al vero e se si tratti di progetto già definito o allo studio; quali siano i tempi previsti per questa riforma e quando sarà coinvolto il Consiglio Comunale per il vaglio della riforma; se, per come prospettato il cambiamento dalle notizie in nostro possesso, non vi sia il rischio di un impoverimento complessivo del sistema pubblico dei servizi rivolti alla fascia di età 0-3 anni, di uno squilibrio nell’equità dell’utilizzo delle risorse disponibili con l’abbandonando di un’ottica di progressività e dell’incentivazione alla differenziazione “per reddito” degli asilo nido”.

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