Arteria. La security si difende ma conferma: “C’erano problemi, alcuni tenuti fuori in attesa”

Arteria. Il racconto del musicista: “Mi hanno tenuto fuori perché ho la pelle nera”

Bologna, 9 mar. – Non vuole sentire parlare di razzismo o apartheid Gabriele Lollini, uno dei titolari dell’agenzia Magnum che venerdì sera forniva il servizio di security all’Arteria di vicolo Broglio, locale finito nella bufera dopo un articolo di Repubblica Bologna in cui si parlava diapartheid” e di neri tenuti alla porta con una selezione fatta in base al colore della pelle. “Non può essere successo, altrimenti sarebbe impossibile lavorare per un locale come l’Arteria da sempre frequentato da persone di diverse etnie”, dice Lollini per poi però raccontare che venerdì scorso qualcosa è effettivamente successo fuori dal locale, e un gruppo di ragazzi neri è stato quanto meno messo in disparte ad aspettare. A dirsi “amareggiato” e anche “danneggiato da quanto sta accadendo” è invece il titolare dell’Arteria, Domenico Migliaccio. “Anche venerdì, come faccio tutte le sere, ho lavorato dentro al locale – spiega Migliaccio – e da dentro non ho avuto nessuna segnalazione particolare. Quando il giorno dopo sono stato interpellato dal quotidiano sono rimasto basito e sorpreso. Di sicuro, sempre che qualcosa sia davvero successo, nulla è stato fatto su indicazione dei gestori. L’Ateria ha una lunga storia antirazzista alle spalle, e questo è un dato di fatto”. Migliaccio fa anche sapere fa sapere di essersi rivolto ad un legale per tutelarsi, “perché l’immagine del locale non può essere rovinata in questa maniera strumentale”.

Se Repubblica Bologna parla di ragazzi neri “tutti fermi in una fila che non scorreva mai, finché non si scoraggiavano e andavano via”, il titolare dell’agenzia Magnum che per Arteria si è occupata della sicurezza del locale dice di non avere ancora ricostruito con assoluta precisione i fatti, “ed è nostra intenzione fare al più presto chiarezza”.  Intanto però qualcosa spiega. “I nostri ragazzi – spiega Lollini – possono aver fatto una valutazione all’arrivo di alcune persone. Hanno preso un po’ di tempo per capire se queste persone avessero creato problemi in precedenza o meno. Da quello che so il ragazzo si cui si parla nel pezzo (e che è stato respinto all’ingresso, racconta Repubblica, ndr) nel giro di pochi minuti assieme alla giornalista è stato invitato ad entrare, ma poi si è detto non interessato”. I ‘problemi’ di cui parla Lollini sono nati quando “nelle scorse settimane” un ragazzo di colore è stato trovato all’esterno del locale con un “oggetto contundente“, forse un coltello. “Sono state avvisate le forze dell’ordine. E dopo tutto si sa che il centro di Bologna è oggetto di problematiche tutte le notti, non sarebbe giusto ricondurre la cosa tutta sulle spalle di un locale e parlare di razzismo”.

Quello che è sicuro è che la serata di venerdì non è rimasta off limits per i ragazzi di colore. Lo testimoniano le foto pubblicate su facebook dal locale e lo conferma il racconto di Filippo Teo Cremonini, uno degli organizzatori della serata. “Non so cosa sia successo in strada di fronte al locale perché sono rimasto dentro per lo spettacolo fino a dopo l’una – spiega – ma all’interno dell’Arteria c’erano bianchi e neri, come sempre è successo e come è successo anche il giorno successivo”. Altrettanto sicuramente un gruppo di ragazzi neri è stato però messo in attesa, non in una seconda fila creata ad hoc, ma in disparte per non intralciare il passaggio. In stragrande maggioranza si trattava di ragazzi richiedendi asilo ospitati in strutture di accoglienza di Bologna e provincia. Repubblica Bologna parla di un giovane maliano che attualmente vive a Villa Angeli, a Sasso Marconi. Ma assieme a lui c’erano anche ragazzi che dormono all’hub di Bologna, l’ex Cie di via Mattei. Persone che solitamente si muovono in gruppo, che da tempo frequentano l’Arteria e che nel locale arrivano tutti assieme. L’addetto alla sicurezza avrebbe poi invitato il ragazzo citato nell’articolo di Repubblica ad entrare ma solo se accompagnato dalla giornalista e da un’altra ragazza. “Se voi garantite per lui può entrare”, avrebbe detto l’addetto dell’agenzia Magnum.

Intanto la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo per ricostruire la vicenda, e il consiglio comunale approvato un ordine del giorno contro le discriminazioni. Pur invitando ad attendere che siano “accertate le responsabilità oggettive” di “eventuali episodi di razzismo avvenuti”, il documento invita il sindaco Virginio Merola e la Giunta comunale a prevedere misure per evitare il ripetersi di episodi analoghi, arrivando pure alla “chiusura di quei locali responsabili di atti razzisti o discriminatori”. Il democratico Benedetto Zacchiroli si è occupato di presentare in aula l’ordine del giorno, poi votato da Pd, Sel e Movimento 5 Stelle. Contrari i tre leghisti, astenuti i consiglieri del centro destra e del gruppo misto.

 

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