19 ott. – A tre mesi dall’entrata in vigore della legge 92/2012, la cosiddetta legge Fornero che ha modificato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sono 70 a Bologna e provincia le lettere di licenziamento per motivi economici arrivate ai lavoratori, soprattutto nel settore dei servizi, spaziando dalle pulizie alla vigilanza, fino agli alberghi e outlet. Lo denuncia la Cgil, sottolineando che prima della riforma i licenziamenti di questo tipo nelle aziende con oltre 15 dipendenti erano rarissimi. Il segretario Danilo Gruppi parla di un dato “allarmante”, anche perché i tentativi obbligatori di conciliazione finora si sono conclusi in gran parte senza un accordo, dunque si andrà a processo, “facendo crescere i contenziosi giudiziari” e rischiando che il lavoratore, se perde la causa, debba pagare anche le spese legali della controparte.
“Rivolgetevi a noi”, è l’appello che fa il sindacato ai lavoratori licenziati, visto che, finora, molti sono andati da soli alla conciliazione. E alle associazioni d’impresa, Ascom prima di tutte, chiede di evitare passi indietro nella storia di buone relazioni sindacali consolidata a Bologna.
L’ipotesi della Cgil è che, in alcuni casi, le aziende stiano usando la nuova legge “per fare le pulizie di Pasqua”, aggirando la normativa sui licenziamenti collettivi, che orienta a cercare soluzioni alternative alla perdita del posto.
A stretto giro ha risposto Ascom con Giancarlo Tonelli. “La Cgil non può ignorare la crisi e sa bene quanto la nostra organizzazione assieme alle organizzazioni sindacali abbia cercato di affrontarla sottoscrivendo accordi aziendali che, utilizzando la rete e le risorse degli enti bilaterali, contribuiscono a facilitare l’accesso agli ammortizzatori riducendo notevolmente i licenziamenti determinati dalla crisi”. Un centinaio le aziende che avrebbero usufruito di queste misure.

