Tre arresti per spaccio di sostanze dopanti

11 mar. – Due operai di Bologna e uno di Rimini sono finiti questa mattina agli arresti domiciliari con l’accusa di importazione e commercializzazione di sostanze dopanti, ricettazione e cessione di farmaci stupefacenti. Come secondo lavoro facevano gli istruttori in palestra e vendevano le sostanze ai frequentatori. Nessuna struttura, però, è coinvolta nell’inchiesta. Il via libera alle misure cautelari è arrivato ora, ma l’indagine del nucleo anti sofisticazioni dei carabinieri di Bologna, coordinata dalla Procura di Bologna, si è svolta la scorsa primavera. Tutto nasce a settembre 2011, quando due genitori anziani si rivolgono al commissariato di polizia Pontevecchio, esasperati dalle minacce e dalle violenze fisiche del figlio trentenne, che abusa di anabolizzanti per fare body building.

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I Nas, grazie soprattutto ai pedinamenti, hanno individuato un giro di spaccio di sostanze dopanti fra Bologna e Rimini, tenuto in piedi dai tre operai di 26, 37 e 44 anni. I carabinieri hanno sequestrato 200 confezioni di sostanze illegali o acquistate e vendute illegalmente, alcune appartenenti agli stessi lotti, ma non hanno potuto ricostruirne la provenienza. Alcuni farmaci sono prodotti in Moldavia, altri potrebbero essere stati acquistati a San Marino da uno dei tre arrestati, sanmarinese.

Risultano indagate e denunciate a piede libero per ricettazione altre 8 persone, fra le quali il ragazzo che minacciava i genitori, un giovane ciclista non professionista e un finto medico di 63 anni di origine ligure, che si proponeva come preparatore atletico in varie zone d’Italia e prescriveva i farmaci dopanti con ricetta bianca; per questo è accusato di esercizio abusivo della professione medica. Secondo i carabinieri, l’uomo si muoveva nell’ambiente sportivo e faceva parte di un’associazione contro il doping.

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