21 set. – Misure restrittive per sette attivisti dei collettivi di Bologna sotto inchiesta per il corteo del 28 settembre 2009. Per uno si tratta di arresti domiciliari, per gli altri obbligo di firma. A chiederne l’esecuzione, in dicembre, è stato il Pm Luca Tampieri.
Quel giorno scesero in strada Onda, Tpo, Crash e una quarantina di ultras per contestare, anche con canotti e salvagente, le politiche del Ministro dell’Interno, in particolare sull’introduzione della tessera del tifoso e contro gli stranieri.
“Sono misure gravissime, per una contestazione totalmente pubblica contro il ministro Maroni”, ha commentato Gianmarco De Pieri del Tpo, “una decisione folle dal punto della procedura penale e del contenuto politico”. “Se il ministro Maroni dovesse tornare di nuovo a Bologna, noi ci comporteremmo esattamente come abbiamo fatto l’anno scorso”, ha fatto sapere Nicolò del Cua, che ha aggiunto: “La risposta a questi provvedimenti ci sarà presto e sarà di piazza”.
Il corteo venne bloccato dopo le 12, mentre cercava di raggiungere Santa Lucia, da un cordone di agenti in tenuta antisommossa all’angolo fra via Santo Stefano e via Cartoleria. Dalle prime file partì un lancio di vernice, bottiglie, fumogeni. Di risposta, una carica con manganellate.

