Nell’armadio di Nicolò Carnesi: un live a Maps

nicolò carnesi

16 mag. – In questi ultimi tempi sono tanti i musicisti italiani  che hanno rivolto l’attenzione alla volta celeste, da Vasco Brondi a Maria Antonietta a Nicolò Carnesi, che ha intitolato il suo ultimo disco Ho una galassia nell’armadio, un titolo difficile che il nostro, però, ha spiegato quando è passato dai nostri studi per uno showcase di presentazione dell’album, uscito il mese scorso. “I miei musicisti hanno una laurea in ingegneria astronomica, una cosa nuova che studiamo in Sicilia”, ha scherzato Carnesi, ma poi si è fatto serio per raccontare il titolo. “Il cielo è ormai l’unica cosa misteriosa“, ci ha detto, aggiungendo che “una galassia è un contenitore che può anche avere al suo interno sentimenti e modi di essere”. Ecco come il titolo si coniuga con un taglio più intimo del disco, nato anche grazie al libro Fisica per poeti, che ha a che fare con la fisica quantistica. Eppure Ho una galassia nell’armadio suona più freddo dell’album d’esordio, grazie all’uso di synth, per fare un esempio: “Non potevo usare un altro tipo di suono se non quello elettronico o più elettrico” per raccontare quelle storie, ha detto il nostro ospite.

Tra una canzone dello showcase e una domanda, però, la serietà è andata a farsi benedire entro poco: pare infatti che gli “ingegneri” che seguono in tour Nicolò non gli risparmino battute, smorfie… insomma, lo mettono all’angolo. Ma non temete: tutti hanno suonato quella sera al Locomotiv Club, probabilmente pensando, tra una canzone e l’altra ad alcune delle parole chiave che sono venute fuori in questa intervista (e presumiamo in altre). In particolare potrete sentire alcune dotte dissertazioni sui concetti di dualismo e dicotomia. Vedete che il pop non è solo canzonette? Carnesi e i suoi musicisti sono tornati a Maps per dimostrarcelo: ormai bisognerà fidarsi.

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