30 lug. – Fiom Cgil, Fim Cisl e i delegati dei lavoratori sono preoccupati per il futuro di Arcotronics e si preparano a un autunno di lotta in tutta la provincia. Secondo voci ufficiose interne all’azienda il nuovo gruppo dirigente starebbe lavorando a un piano di esuberi che porterà alla chiusura della sede di Monghidoro (che attualmente ha 226 dipendenti) e al drastico ridimensionamento di quelle di Vergato e Sasso Marconi. In barba, quindi, all’accordo firmato il 16 aprile 2008 con Regione e sindacati e che i vertici aziendali non hanno mai smentito.
«Sarebbe davvero una vigliaccata – ha detto Bruno Papignani della Fiom – venir meno a quella trattativa e aprire procedure di mobilità nel mese di agosto. A settembre occuperemo le fabbriche, non c’è altra soluzione, forti anche del grande consenso da parte dei lavoratori alla piattaforma Fiom».
Anche il segretario provinciale della Fim Cisl, Marino Mazzini, ha avanzato richieste molto chiare: a Unindustria che venga rinnovato il contratto nazionale, a Provincia e Comune che venga varato un piano di sostegno al reddito dei lavoratori in difficoltà.
Alla Magneti Marelli, invece, da lunedì gli operai stanno scioperando per due ore al giorno contro la decisione, da parte dell’azienda, di lasciare a casa i lavoratori interinali dello stabilimento di Crevalcore, sostituendoli con 20 operai spostati dalla sede di Bologna, dove è già stata attivata la cassa integrazione ordinaria.
In merito a quanto detto ieri dall’assessore regionale alle Attività produttive, Duccio Campagnoli, secondo cui «certi sindacalisti non sanno distinguere la cassa integrazione dalla messa in mobilità», Papignani ha risposto sottolineando come il ridimensionamento produttivo è già in atto. Nella sola settimana corrente hanno chiuso aziende come Grimeca, Sicor, Rainer ed Harris.

