Cispadana. Indagato l’ex assessore Peri. Bonaccini conferma l’opera: “E’ strategica”

peri-autobusBologna, 17 mar. – C’è l’ex consigliere regionale Vladimiro Fiammenghi, l’ex assessore alla mobilità della stessa regione Alfredo Peri e Graziano Patuzzi, ex presidente della Provincia di Modena e poi presidente della società per la strada Cispadana. Tutti e tre democratici e tutti e tre indagati dalla Procura di Firenze per la vicenda Cisapadana, che ha visto l’arresto di Ettore Incalza, ex supermanager del ministero dei Lavori pubblici.

A tutti e tre viene contestata l’accusa di tentata “induzione indebita a dare o promettere utilità“, un reato che viene contestato a chi “usando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità”. Peri, Fiammenghi e Patuzzi, spiega Repubblica Bologna, sono finiti sotto indagine per il rapporto tra Incalza e un tecnico romano, Stefano Perotti, “al quale Cispadana Spa aveva promesso l’incarico di direzione lavori della strada”. Secondo l’accusa, spiega il quotidiano, Incalza avrebbe usato la sua posizione di altissimo dirigente pubblico per agevolare l’iter della grande opera in cambio dell’assegnazione a Perotti della direzione dei lavori.

Il comunicato di Arc. “Non è stato mai e in nessuna occasione promesso né affidato alcun incarico per la direzione dei lavori di Autostrada Regionale Cispadana all’ingegnere Stefano Perotti e alla sua società Spm”, afferma in una nota Arc Spa.  L’avviso di garanzia, precisa ARC Spa, “è finalizzato all’acquisizione di documenti che sono stati prontamente forniti. D’altronde – viene sottolineato – ARC Spa ha scelto la trasparenza di ogni atto tra i fondamenti della propria missione aziendale”.

Le reazioni di Bonaccini e Donini. Il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha più volte ribadito la priorità della Cispadana come opera da realizzare entro il suo mandato, spiega di voler andare avanti, ma anche di voler vedere chiarita la vicenda di appalti finita nell’indagine. “Ribadendo come ho sempre fatto piena fiducia nella magistratura, ci auguriamo che facciano in fretta per chiarire eventuali ombre, se mai ci fossero”, dice Bonaccini, ospite oggi di un incontro sulle mafie a Crevalcore. “Io- dice Bonaccini- sogno di vivere in un paese in cui se un’opera pubblica è ritenuta utile e strategica per il territorio, così come le amministratori locali, il sistema imprenditoriale e quello del lavoro hanno deciso per la Cispadana, la si faccia”. Bonaccini sottolinea come quella infrastruttura sia una precisa richiesta del mondo economico della zona colpita dal sisma del 2012, un’area che produceva “il 2% del Pil nazionale”. Ma quell’opera “la si faccia fugando eventuali ombre che ci fossero”. Dunque, conclude Bonaccini, “attendiamo che ci venga detto cosa eventualmente è successo o cosa come ci auguriamo non è successo. Poi si prenderanno le decisioni che si devono prendere”.

“In Italia bisogna fermare la corruzione non le opere pubbliche”. E’ il lapidario commento, affidato a Facebook, dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Donini, dopo la bufera sugli appalti delle grandi opere che vede indagato anche il suo predecessore Alfredo Peri.

I parlamentari Pd. “La Cispadana era e resta un’opera cruciale per l’Emilia-Romagna, e quindi a maggior ragione la sua realizzazione deve avvenire nella massima correttezza”. Lo affermano i parlamentari modenesi Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari del Pd, dopo che l’inchiesta fiorentina sulle grandi opere ha coinvolto anche l’autostrada Cispadana, con tre esponenti regionali tra i 51 indagati. “Ci uniamo a chi nel Pd ha già chiesto che il ministro Lupi venga in Parlamento a chiarire quanto sta succedendo”, proseguono i parlamentari Pd: “A parte i profili penali, di cui per l’appunto si occupano gli inquirenti, emergono nell’indagine altri profili che attengono alla gestione buona e trasparente delle grandi opere e a un modus operandi che, francamente, sconcerta. A questi dubbi devono arrivare risposte puntuali e inequivocabili. In particolare, attendiamo dal ministro risposte chiare sull’opera che riguarda più da vicino il nostro territorio, la Cispadana”, che “era e resta un’opera cruciale per l’Emilia-Romagna e per le nostre zone in particolare”. Come territorio modenese, aggiungono, “dobbiamo sentirci parte lesa se verrà dimostrato che condotte improprie o addirittura illegali hanno gettato un’ombra sull’infrastruttura fino a rallentarne la realizzazione. L’impegno del Pd per la legalità è fuori discussione: sarà, infatti, grazie soprattutto al nostro partito se, questa settimana, il Senato varerà il disegno di legge anti-corruzione, presentato dall’attuale presidente del Senato Grasso, atteso da anni nel nostro Paese”.

La posizione di Sel. “La Cispadana e la E45 sono tra le opere finite al centro dell’inchiesta fiorentina sulle mazzette alle Grandi Opere, per meglio dire sul legame perverso tra politica e affari”: lo sottolinea il deputato Giovanni Paglia (Sel), chiedendo di “cancellarle una volta per tutte”. “Fatto salvo il principio di garanzia per gli indagati – prosegue – già esistevano ottime e abbondanti ragioni di sostenibilità ambientale ed economica per non procedere alla loro realizzazione, ora il buon senso vorrebbe che ci si fermasse. In ogni caso si comincia a capire meglio perché si insista da anni nel chiedere opere inutili e intanto a buttare via soldi in studi e progettazione. Peccato che come sempre debba essere la magistratura a intervenire e la politica a tacere o a insistere nel difendere l’indifendibile”.

L’opposizione. Sulle barricatele opposizioni di viale Aldo Moro. Mentre la Lega ”convoca” in commissione il successore Raffaele Donini insieme ai leader delle centrali cooperative, Tommaso Foti di Fratelli d’Italia chiama in causa il presidente Stefano Bonaccini. “Batta un colpo e si assuma le sue responsabilità: sia come segretario regionale del Pd in scadenza, sia come presidente della Regione”, scrive Foti in una nota. Secondo Foti il governatore dovrebbe dire anche qualcosa “sul sistematico coinvolgimento di uomini del Pd regionale in vicende che assumono rilievo penale. Perché delle due l’una: o gli uomini di punta del Pd regionale sono più sfortunati del fornaretto di Venezia, o questi sono i frutti della coltivata convinzione di essere intoccabili”.

Altrettanto netta la Lega, che col capogruppo in Regione Alan Fabbri chiede un’audizione in commissione. “Alla luce del coinvolgimento dell’ex assessore Peri nell’inchiesta sulle grandi opere e dell’ennesimo scandalo che travolge il sistema delle maxicooperative dell”Emilia Romagna, chiediamo un’informativa urgente in commissione Trasporti su appalti e infrastrutture”, informa Fabbri in un comunicato.

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