Antonio Amorosi chiede “rettifiche”, poi minaccia di passare alle “vie di fatto”

L’ex Assessore Antonio Amorosi (ex disobbediente, ex verde…) scrive ieri una lunga mail, con una “richiesta di rettifica” rivolta in realtà al quotidiano l’Informazione, aggiungendo tra parentesi anche noi. Affermando che l’articolo “è correlato a noi”.  Non c’è alcuna correlazione, si tratta del post “un video a scoppio ritardato”. Ma andiamo pure avanti.

A neanche 24 ore dalla sua “richiesta di rettifica” Antonio Amorosi invia alla nostra attenzione una nuova mail, questa volta dal chiaro contenuto intimidatorio, in cui ci accusa di scrivere cose false su di lui e preannuncia di passare “alle vie di fatto”.

Se Amorosi conoscesse adeguatamente la legge che cita (in cui tra l’altro non sono nominati gli obblighi per radio-tv e siti on line ma facciamo finta che sia così, in fondo è una legge del 1947..) saprebbe che le rettifiche non si fanno “all’ingrosso”, citando un giornale e mandandole poi anche a una radio. Inoltre vanno pubblicate entro 48 ore dalla richiesta. Quindi, semmai fossimo in obbligo di fare una rettifica, avremmo avuto tempo fino al pomeriggio di domenica.

L’ex assessore Amorosi percorra pure le sue strade, il direttore di Rcdc e la redazione sono estremamente tranquilli. Questo, per la cronaca, è quello che abbiamo pensato dopo la prima richiesta di Amorosi.
Oggetto della richiesta è il post sul video del Movimento 5 stelle, girato nel 2008 (e messo in rete solo da qualche giorno..) in cui Giovanni Favia incalzava l’allora presidente del quartiere Navile Claudio Mazzanti assegnatario assieme alla compagna di una casa Acer.

Quel video è straordinariamente simile alle tesi del “corvo” che ha redatto un dossier anonimo su Virginio Merola e altri esponenti politici, tra cui lo stesso Mazzanti. Noi abbiamo detto che:

1) C’è un intero dossier su Claudio Mazzanti e la sua famiglia che è in rete da tempo. Vero.

2) Sono  documenti raccolti dall’ex assessore Antonio Amorosi per comporre il suo dossier sull’assegnazione delle case popolari del Comune. Si notino le date e il fatto che il funzionario Acer precisa che le informazioni sono “A seguito sua richiesta” (dell’assessore alla casa Amorosi, ndr). Vero

3) I fogli sono pieni di dati personali (alla faccia della privacy…) e sono pubblicati sul sito di un blogger genovese amico di Amorosi, “casa della legalità”. Vero

4) il nome di Antonio Amorosi è citato dal “corvo” del dossier anonimo nel capitolo relativo a Mazzanti, tanto che lo stesso Amorosi commenta questo fatto nei giorni scorsi sul Resto del Carlino. Vero.

Amorosi, che attualmente si presenta come “giornalista e blogger”, anima un sito, conduce trasmissioni su radio private e si appresta a sbarcare addirittura in televisione con un suo programma, dovrebbe sapere che le richieste di rettifica in base all’art. 8 della legge sulla stampa sono dovute quando: “siano state pubblicate immagini o siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”.

Non è dunque questo il caso. Avremmo potuto benissimo cestinare la sua mail, poiché tutto quello che abbiamo scritto è vero e certificato. Non lede nessuna dignità e non è “contrario a verità”. Tuttavia abbiamo pensato, ben prima della sua minaccia di “passare alle vie di fatto” e alle raccomandate, che anche se non v’è nulla da rettificare avremmo ospitato la sua replica. Anche perché pure la sua “rettifica” contiene dettagli interessanti..
E’ per questo che pubblichiamo la sua mail integrale in calce, una mail in cui ci viene riproposta, per l’ennesima volta, la vicenda assessoriale dell’Amorosi del 2005/2006 relativa alla querelle sulla commissione casa del Comune e sui criteri di assegnazione.

Amorosi in conclusione si dispiace che una radio come la nostra che “dovrebbe essere libera dai luoghi comuni del potere della sinistra emiliana abbia in questo caso ingenuamente assorbito il marketing politico di quello stesso mondo.” Non abbiamo capito bene cosa significhi anche se abbiamo il fondato sospetto che ci si accusi di essere o “servi del potere” o ingenui “utili idioti”. Ma stia tranquillo Amorosi, non gli chiederemo di rettificare. Sono opinioni. Così come per altri è opinione diffusa che l’Assessore Amorosi non fosse animato in quella battaglia dalla difesa degli umili e degli oppressi.

“vi diffido formalmente dall’attribuirmi azioni mai compiute e notizie false. Lo stesso dicasi per la pagina web in oggetto non rettificata e che mi accusa con affermazioni false e offensive” afferma un Amorosi molto nervoso nella sua mail di stasera.
Ci perdoni Amorosi, il punto è un altro.

Sarebbe stato molto più interessante se lei avesse risposto ad alcuni interrogativi, tipo: Come mai un documento da lei stesso richiesto all’Acer quando era assessore gira per la rete? Come mai finisce sul sito di un suo amico (pardon, collaboratore professionale) con cui scrive libri? Lei ci dice: non l’ho dato io a quel sito, e afferma (e scrive) che l’associazione di Christian Abbondanza, il curatore del sito dove appaiono i documenti è collegata alle forze dell’ordine. Un’affermazione inquietante, intende forse dire che la polizia, o altre autorità di pubblica sicurezza passano documenti a siti e blog? Sarebbe gravissimo, a noi piace un paese dove la polizia giudiziaria fa le inchieste per la magistratura e non il passacarte per questo o quello.

Infine, come mai vedendo che una corrispondenza con richieste di informazioni dirette a lei in veste di pubblico amministratore finiva pubblicata in rete (a sua insaputa dice Amorosi) l’ex assessore non ha chiesto subito spiegazioni?
Come potete leggere qui sotto, sono tutte cose che Amorosi, nella foga di inviarci mail accusatorie al chiaro scopo di zittirci si è dimenticato di spiegare.

ecco la sua mail:

——- Messaggio originale ——–
Oggetto:
Chiedo la seguente rettifica in base all’art. 8 della legge sulla stampa.
Data: Fri, 11 Feb 2011 17:22:51 +0000
Mittente: Antonio Amorosi ***********************************
A:<news@radiocittadelcapo.it>

L’articolo dell’11 febbraio 2011, dal titolo “Quel video che anticipa il corvo” a firma Silvesto Ramunno, (correlato col vostro sul sito di Città del Capo) mi cita impropriamente e mi attribuisce azioni che non ho mai compiuto. Oltretutto lo fa senza citare una fonte qualsiasi e comparando una denuncia che feci alla magistratura con una dossier anonimo.  Descrive il sistema illegale col quale consiglieri comunali e assessori del Comune di Bologna assegnavano le case popolari del Comune aggirando le graduatorie (dal 1986 al 2004) come un sistema lecito. Sostiene poi con ammiccamenti che io avrei “messo in giro”dei documenti a riguardo.

Forse le questioni intorno a cui giriamo da anni sono sempre le stesse. Per la classe dirigente DS, ora PD, la legge non ha valore come per altri. Se per Berlusconi le intercettazioni sono prove, e sicuramente lo sono, per alcuni dirigenti del PD di Bologna non sono prove neanche gli atti illegali scritti di proprio pugno.

Ma come è possibile tutto questo?

Nel 2004, e successivamente, denunciai pubblicamente, alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti la pratica illegale, esercitata da una commissione composta da politici e istituita dal Comune di Bologna, di assegnare case popolari scavalcando le graduatorie. Ero stato appena nominato assessore nella giunta Cofferati. Mi era stato chiesto di presiederla. Abolii la commissione illegale in vigore durante le giunte Imbeni, Vitali, Guazzaloca e depositai pubblicamente gli atti in Procura (per lo più i documenti della commissione politica che illegalmente assegnava alloggi e gli atti del settore casa). Non mi risulta che in Italia una commissione di politici possa assegnare alloggi!

Era giusto farlo ed ero tenuto a farlo in quanto pubblico ufficiale a conoscenza di reati amministrativi e/o eventualmente penali commessi da amministratori. Nel 2006 mi dimisi perché i consiglieri di maggioranza e quelli di opposizione, entrambi presenti nelle commissioni che assegnavano illegalmente case del Comune, fecero una loro commissione di inchiesta sostenendo che non era mai successo niente. Cosa avrebbero mai potuto dire?:

“Sapete …abbiamo assegnato case a pittrici, ballerine, al figlio del dirigente comunale X. Nelle case del Comune vivono giornalisti, dirigenti e gente con 500000 euro di patrimonio  e 150000 euro di reddito… mentre i vecchietti nei primi posti delle graduatorie muoiono nei garage!”

Difficile che potessero sostenerlo alla luce del sole!

Se poi nelle case popolari oggi, grazie a un dossier anonimo, troviamo intere famiglie di politici, consiglieri comunali e affini la cosa non sorprende.

Acquisita quella conoscenza decisi che la mia esperienza di assessore era finita. Considerai l’esperienza Cofferati un raggiro perpetrato a danno di cittadini che anche in buona fede pensavano in un riscatto della classe dirigente che per tanti anni aveva gestito la cosa pubblica locale. Ed era poco credibile che a colpi di comparsate televisive come quelle di Cofferati, si potesse invertire una pratica così diffusa. Il livello di corruzione morale e clientelare sono così diffusi negli ambienti politici bolognese da andare ben al di là di ogni mia previsione. Io non volevo più avere a che fare con quella gente e mi sono dimesso nel 2006. La Procura della Repubblica di Bologna ha riconosciuto tempo dopo che la mia denuncia era fondata ma si è anche ritenuta non competente nel procedere, archiviando gli atti. Così come qualche anno dopo aveva archiviato in tutta fretta la prima denuncia del candidato Alfredo Cazzola sugli abusi commessi dal candidato sindaco Flavio Delbono che lo portarono alle dimissioni. Poi è cambiato il Procuratore capo e Delbono è stato rinviato a giudizio.

Gli atti pubblicati nel 2008 da Christian Abbondanza sul sito de La Casa della legalità (un ente nazionale indipendente che collabora con diverse forze dell’ordine del panorama italiano, occupandosi anche di trasparenza della Pubblica Amministrazione) mi risultano essere atti pubblici del Comune di Bologna, quindi pubblicabili.

Io non ho pubblicato alcunché sul mio sito o in rete.

Solo molto tempo dopo, nel 2010, mi è stata proposta da Abbondanza una collaborazione per la stesura del saggio “Tra la via Emilia e il clan” e che si occupa della feroce penetrazione della criminalità organizzata in Emilia Romagna, affrontando le connessioni esistenti tra politica e criminalità organizzata nella nostra regione. Un altro tema sempre eluso dalle cronache giornalistiche locali.

Come dicevo all’inizio forse le questioni intorno a cui giriamo da anni sono sempre le stesse. Esiste nel dossier anonimo, che gira da giorni in città, un riferimento alla mia denuncia. Molti giornali, troppo interessati al tempo a riportare le dichiarazioni dei politici incriminati, volutamente omisero le prove, i nomi e i cognomi. Oggi rimestano in un dossier anonimo che spiega un costume diffuso ma che potrebbe anche non avere riscontri penali.

Sappiamo però che per alcuni la legge non ha valore. E verità e potere non coincidono mai, aggiungerei come dice Roberto Saviano. Dispiace solo che un giornale come L’Informazione (ma anche una radio come la vostra) che dovrebbero essere liberi dai luoghi comuni del potere della sinistra emiliana abbiano in questo caso ingenuamente assorbito il marketing politico di quello stesso mondo.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.