30 gen. – “Mettere il motore di una Ferrari dentro a una 500 non serve a farla viaggiare più velocemente”. Questo il paragone usato dal presidente della Corte di appello di Bologna, Giuliano Lucentini, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Bologna, riferendosi al dibattito sul cosiddetto processo breve. Un istituto che se applicato nell’attuale sistema giudiziario, determinerebbe l’eliminazione “d’un gran numero di processi, impedendo, per l’effetto, il perseguimento di quella che è la primaria finalità di ogni processo penale, ossia la verifica, in forme garantite, della fondatezza dell’ipotesi d’accusa”.
Lucentini ha parlato anche della carenza di risorse per la giustizia: alla Corte d’appello di Bologna, ha detto, per avere i computer, per lavorare, i giudici si sono dovuti rivolgere a una Fondazione bancaria.
Per protesta, alcune decine di magistrati dell’Anm sono usciti dall’aula Bachelet di palazzo Baciocchi tenendo in mano la Costituzione, non appena ha cominciato a parlare il rappresentante del ministero, Riccardo Turrini Vita.
Il nuovo Procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne, ha ricordato che i reati di estorsione sono aumentati in Emilia-Romagna del 30,7%. E’ noto, ha spiegato, “che l’estorsione è in genere uno dei delitti delle organizzazioni mafiose. La mafia – ha sottolineato – tende sempre a radicarsi nei territori ricchi dove può meglio investire i profitti delle attività illecite. La Procura distrettuale ha già dimostrato di esser attenta nel seguire l’evoluzione di questi fenomeni e sono certo che lo farà ancora”.

