
4 dic. – La trasmissione mattutina Angolo B spesso coglie alcune suggestioni degli ascoltatori per definire il tema da approfondire. È proprio il caso della puntata di questo giovedì.
Quasi un mese fa, domenica 2 novembre, Marco Sarti, conduttore di 1,2,3, il nostro settimanale dedicato alla cultura hip hop e in particolare al rap, trasmette un brano di Turi, “Tutto gira come deve“.
Il testo del rapper calabrese suscita qualche critica da parte di una nostra ascoltatrice, infastidita da alcune metriche che toccano tematiche di violenza di genere con toni marcatamente maschilisti.
Abbiamo quindi deciso di indagare sul rapporto tra rap italiano e machismo, tema spesso dibattituto sulle nostre frequenze.
Proprio ieri The Gay with the Most Cake, la nostra trasmissione che spesso si occupa di tematiche di genere e LGBTQ, ha affrontato l’argomento, mantenedosi invece sul versante internazionale.
Per cominciare, ci siamo rivolti proprio a Turi per domandargli se esiste davvero questo legame così stretto e da dove deriva.
Turi non è nuovo ad accuse di misoginia, che però lui ha sempre respinto fermamente. Gli abbiamo chiesto di spiegarci la sua posizione in merito al contenuto del brano “incriminato”. È una provocazione voluta?
Durante tutta la punata è stato con noi al telefono Damir Ivic, giornalista, critico musicale, ottimo conoscitore del mondo dell’ rap italiano, per conoscere il suo punto di vista sulla questione, soprattutto in realzione all’annosa questione del “politically correct”.
È legittimo richiedere questa caratteristica al rap o si scontra con l’essenza stessa di questo genere musicale?
Il mondo dell’hip hop non è fatto solo di uomini e intervistare una rapper di sesso femminile ci sembrava necessario.
La seconda intervista è infatti quella a Loop Loona, una rapper calabrese di cui abbiamo già parlato anche in Nuove Resistenze: un suo pezzo, prodotto proprio da Turi si intitola “Dalle mie parti”, è un’esplicita presa di posizione contro la ‘ndrangheta.
Le abbiamo domandato come si vive da Mc donna in un mondo intriso di maschilismo e, una volta chiarita la provenienza filologica di certi usi e linguaggi, il dubbio sorge spontaneo: e se fosse la società stessa a influenzare il mondo dell’hip hop?
Loop Loona sintetizza così : “È la società che è maschilista. Se hai problemi con le donne“, ci spiega la rapper, “probabilmente ne parlerai male“.
Poi c’è qualcuno che fa passi indietro, o apparentemente avanti, come Fabri Fibra.
Mettendo in confronto due pezzi a sei anni di distanza, “Gonfio Così“, (Mister Simpatia, 2004) e “Le donne” da (Controcultura, 2010), sembrerebbe che sia avvenuta un’operazione di “ripulitura“, in concomitanza con l’affermazione del rapper sui grandi network.
È davvero così? Lo abbiamo chiesto a Loona.
Le rime “vengono”, quindi.
Loona parla di flow, di spontaneità e incensurabilità di una forma d’arte. “Non è il rapper che deve educare”.
Anche secondo Damir Ivic il peso delle parole nel rap non è lo stesso di altre forme di cantautorato.
Per continuare la nostra ricerca ci siamo rivolti ad un’altra donna del mondo dell’hip hop indipendente, la rapper McNill. L’avevamo già vista nei nostri studi in occasione dell’Indie Pride, musicisti indipendenti contro l’omofobia, ospitata proprio da The Gay With the Most Cake.
Il suo ep Presibbene, uscito ad aprile, dona un esempio di rap senz’altro non inscrivibile in categorie e canoni maschilisti.
Cosa succede quando un testo esce dai confini del mondo hip hop ed entra in contatto con il grande pubblico? È giusto autocensurarsi?
Abbiamo deciso di ricontattarla per sapere la sua opinione sulla questione, assai spinosa.
Il senso di responsabilità del rapper, evocato da tutti gli interventi che abbiamo raccolto, ci porta a rigirare la questione: esite anche un senso di responsabilità dell’ascoltatore e può esso influenzare anche lo stesso contenuto del rap?
“Forse un rap fatto di buon senso rischia di mancare di quella scintilla emotiva e creativa che proviene da una cultura come quella Hip Hop.
Il mondo non è fatto solo di buon senso, c’è poco da fare”, conclude Damir.
Il rap è sempre più di moda, soprattutto tra i giovanissimi. Cose ne pensano di tutto questo le nuove leve di ascoltatori?
Alice, una giovane fan della “vecchia scuola” è la terza voce femminile che contribuisce a questa puntata.
Una punata che, pur ricca di interventi e contenuti (a stento siamo riusciti a condensare tutto nei pochi minuti a disposizione), non esaurisce affatto la questione.
Rimane certamente un tassello per costruire quegli gli anticorpi necessari per potere ascoltare anche questo genere musicale in modo consapevole.
I testi in italiano, a volte, sono i più difficili da capire. Soprattutto quando ci dicono cose che non vorremmo sentire.
Il podcast completo qui sotto.
Caterina De Feo

