Anche in Emilia-Romagna è crisi vera

E’ nell’ultimo trimestre del 2008 che c’è stato il tracollo, che la crisi da spettro è diventata realtà. Lo confermano i dati di Unioncamere elaborati da Prometeia: fatturato -4%, produzione -4,3%, ordini -5,8%. Un crollo che interessa, per la prima volta, le aziende di tutte le dimensioni e di tutti i settori. “Una tempesta perfetta, che non ho mai vista nella mia vita di economista” dice il presidente di Carisbo Filippo Cavazzuti. La particolarità di questa crisi è che i dati invecchiano in continuazione, e dunque le previsioni vanno continuamente riviste. Spesso al ribasso. La previsione decisamente negativa di un PIL regionale al -2,2% nel 2009 potrebbe essere presto ritoccata. Le imprese emiliano-romagnole, che finora hanno reagito bene grazie ai rapporti con i mercati stranieri, ottenendo risultati migliori rispetto al resto del paese, risentiranno del clima negativo a livello planetario. Lo dicono le previsioni sulle esportazioni, che per il momento hanno ridotto il divario, ma che vedranno un calo superiore all’8% nel 2009. Oltre la metà degli imprenditori prevede un calo nell’anno in corso, ma soltanto un terzo delle imprese prevede di ridurre l’occupazione. “Un segnale positivo” secondo la presidente di Unindustria Emilia-Romagna Anna Maria Artoni “perché si vuole mantenere il proprio patrimonio, comprese le risorse umane”. Il problema “è che non sappiamo quanto la crisi durerà”. L’invito alle banche è di concedere crediti, ma a verificare le credenziali delle imprese. Alla pubblica amministrazione si chiede puntualità nei pagamenti, semplificazione burocratica, investimenti, anche piccoli, in opere pubbliche. “E’ una guerra, al termine indubbiamente ci sarà chi resterà sul campo” – dice Artoni – “Siccome credo nel mercato, forse è meglio così. Ci sarà una selezione, chi resisterà al termine della crisi sarà più forte”.

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